STATI UNITI D'AMERICA: NEW YORK, CALIFORNIA, PENNSYLVANIA


Entra nella home page
U.S.A., Agosto 2011
Cartina politica degli Stati Uniti d'America (U.S.A.)


Vai alle note politiche e geografiche degli U.S.A.
La seconda volta negli Stati Uniti non poteva che essere vissuta con una corposa tappa nella Costa Occidentale, la West Coast, senza escludere però una sosta di qualche giorno a New York. E così è stato, dopo dieci giorni passati a Los Angeles, siamo tornati nella Grande Mela, con l'inconveniente dell'Uragano Irene (del quale parlerò in seguito). La partenza è avvenuta dall'aeroporto milanese di Linate, con scalo a Londra Heathrow e arrivo al John F. Kennedy di New York -JFK Airport- dopo svariate ore (la compagnia aerea è stata la impeccabile "British Airways", con la quale abbiamo volato per le tratte Milano-Londra, Londra-New York e ovviamente i corrispettivi ritorni; per ulteriore precisione, l'ultimo tratto del viaggio di rientro in Italia è stato su Milano Malpensa e non più su Linate). Per arrivare a Londra bastano due ore, mentre dalla capitale inglese alla volta di New York ci abbiamo impiegato quasi sette ore, trascorse all'interno di un comodo e gigantesco Boeing 747. Invece per raggiungere Los Angeles da New York, e poi per fare ritorno nella Grande Mela, ci siamo serviti della compagnia americana "Delta" (il cui servizio a bordo era scarso, in relazione alle sei ore di volo). Il tanto decantato controllo con il body scanner viene fatto solo per i voli interni negli Stati Uniti, per cui lo abbiamo subito soltanto due volte. Ma facciamo un passo indietro analizzando il diario di viaggio giorno per giorno.

16-17/08/2011 (1° e 2° GIORNO) - VIAGGIO DI ANDATA, NEW YORK (NY) -Queens-, LOS ANGELES (CA) -Inglewood, Watts e Downtown L.A.-
In compagnia di Morgana, ho raggiunto l'aeroporto J.F.K. di New York. Da qui, visto che avevamo un pezzo di pomeriggio a disposizione e una lunga notte di attesa, prima di imbarcarci per la California, sfruttando l'Airtrain, trenino che congiunge i terminal dell'aeroporto al Queens, abbiamo deciso di farci un giretto in questo distretto di New York. Il treno arriva fino alla Jamaica Station, da qui basta fare qualche passo per trovarsi nella lunga Jamaica Avenue, ricca di negozi e ristoranti. Se Manhattan è il centro finanziario della città, il Queens è senz'altro un grande quartiere residenziale, popolato in prevalenza da persone di colore (come ho potuto notare anche a Los Angeles, in America la divisione razziale è abbastanza marcata da zona a zona, anche se comunque tutti convivono in reciproco rispetto senza più le follie del razzismo che avevano contraddistinto i decenni addietro). Il costo totale del biglietto del treno per andare dall'aeroporto al Queens è di 5 Dollari; ovviamente aggiunti ad altri 5 Dollari per tornare al John F. Kennedy. Mentre aspettavamo il volo per Los Angeles, cercando di fare passare un'intera notte, abbiamo poltrito in una delle sale dell'aeroporto, incredibilmente vuoto, segno che anche in America la crisi sta picchiando duro (pareva di essere inchiodati alla Malpensa e non certo a New York). L'unica cosa che ricordo, sgradevole per noi, poiché non ci ha permesso di dormire, era il rumore di una lucida pavimenti, che è andata avanti e indietro per alcune ore (non capisco il motivo, anche perché i pavimenti dell'aeroporto erano già puliti dopo un paio di passate). Comunque la mattina successiva, con puntualità eravamo già sull'aereo, con destinazione Los Angeles (LAX, Los Angeles International Airport). Prima di proseguire o di fare ogni altro commento, bisogna dedicare qualche riga alla morfologia urbanistica della più grande metropoli californiana. Los Angeles è una megalopoli enorme, completamente diversa da ogni altra città al mondo, poiché è praticamente formata da diverse città legate insieme da reticoli autostradali. Tant'è che molti non la definisco come una vera e propria città, bensì come un conglomerato, un'unione di molte altre singole città, che ne fanno un'unica molto vasta. Se prendessimo in considerazione la sola cittadinanza di Los Angeles, per definizione geografica e politica occuperebbe una superficie di 1.200 chilometri quadrati, con una popolazione vicina ai quattro milioni di abitanti. Se invece analizzassimo la Contea di Los Angeles, che comprende le città non annesse a Los Angeles, cioè non ammesse all'urbanistica di Los Angeles, ma che di fatto geograficamente sono un tutt'uno con essa, la contea ospiterebbe ottantotto città e numerose aree cittadine non incorporate, per un totale di più di 12.000 chilometri quadrati, con una popolazione che supera decisamente gli undici milioni di abitanti. Per cui la differenza è grande ed è per questo che ognuno vede Los Angeles un po' come gli pare, magari come una strana realtà, affascinante, poliedrica, multietnica, multiculturale e dove tutto coesiste senza far scalpore. Sicuramente la Contea di Los Angeles è estesa come una regione o addirittura come un piccolo stato, per cui per visitarla ci vuole molto impegno (noi abbiamo cercato di fare il massimo nei nostri giorni di permanenza). Nell'area metropolitana della Greater Los Angeles si passa da densissime e frenetiche aree cittadine, a splendide spiagge, da pianure desertiche, a colline rigogliose, fino ad arrivare ai territori pedemontani. Ora è possibile iniziare il racconto della vacanza in terra americana. Appena scesi dall'aeromobile, la prima cosa che ci è balzata agli occhi è stata la sconcertante confusione del terminal californiano, sia in termini di persone e di caos, sia in termini di disposizione (per ritirare le valigie, tutto era pressappoco, con scarse indicazioni, in semi-ristrutturazione, come se ci fosse una sorta di anarchia organizzativa). Comunque, nonostante ciò, siamo usciti in tempi piuttosto brevi e abbiamo prontamente telefonato allo shuttle/pick-up del nostro hotel per farci venire a prendere. Sì proprio così, la maggior parte degli hotel di Los Angeles offrono come servizio gratuito il passaggio da e per l'aeroporto, anche quelli di livello medio-basso. L'hotel nel quale avevamo la prenotazione, l'"Adventurer All Suite Hotel", era relativamente vicino al Lax Airport, nella città di Inglewood. Questa frazione urbana è tipica della Los Angeles dei film, con strade lunghissime e con parecchie corsie, con ai lati fast food, concessionarie di auto usate e minimarket. E' la zona dell'etnia nera, degli afroamericani, qui si trovano solamente neri e vedere qualche bianco che prende i mezzi pubblici è cosa rara. Sì infatti i turisti bianchi, che risiedono negli hotel, usano quasi ed esclusivamente i taxi, saltando addirittura queste zone. Ebbene, come contropartita, dico con fermezza che la gente che abita questi quartieri è gentile ed ospitale, che la delinquenza esiste ma in misura uguale a tutte le altre grandi metropoli del mondo e quindi è ingiusto non visitare sobborghi così caratteristici, che fanno parte del tessuto urbano di Los Angeles. Un discorso a sé va fatto per la città di Compton, dove è veramente pericoloso transitarci dopo il tramonto, in quanto è vittima delle gang di strada, fazioni di latinos contro afroamericani, che si contendono il primato dei traffici di droga e il potere di strada a suon di sparatorie. Fatte queste premesse continuo con la descrizione di Inglewood e dintorni. Innanzitutto l'hotel era fornito di piscina riscaldata e giardino, per non parlare degli spuntini e delle bevande che venivano offerti ai clienti per tutto il giorno (cosa che ci è sembrata molto utile per risparmiare su qualche pasto). Evidenziavo la piscina riscaldata, non tanto per ostentare chissà quale lusso, bensì per sottolineare il clima estivo di Los Angeles: estate calda ma non troppo (temperature massime quasi mai al di sopra dei 28 gradi), con serate fresche e mattine per niente calde (temperature minime anche al di sotto dei 15 gradi); verso le coste ancor più mite e fresco anche di giorno (con temperature massime diurne che difficilmente superano i 25 gradi); caldo torrido solamente nei deserti circostanti. Di contro gli inverni sono molto più miti rispetto ai nostri canoni (a gennaio, per esempio, nelle ore centrali della giornata, si possono avere 20 gradi o più). Il clima della costa californiana meridionale è comunque eccezionale, con sole e cielo terso praticamente sempre. Dopo una breve ricognizione di Inglewood, percorrendo un po' la West Century Boulevard, le cose che più balzano agli occhi sono le strade infinte e la vegetazione che spunta un po' ovunque, composta in prevalenza da una gran quantità di palme. Ciò vale per tutte le zone di Los Angeles, infatti alcune importanti arterie stradali sono addirittura lunghe quasi 50 km e le palme, soprattutto quelle californiane, si trovano davvero dappertutto. Per non parlare poi degli snodi autostradali, dove le distanze che intercorrono tra una città e l'altra della Contea di Los Angeles, diventano veramente notevoli. Ad esempio, per chi capitasse alla fermata della metropolitana verde Harbor Freeway, si troverebbe in una sorta di immane groviglio di autostrade, in mezzo a piloni di cemento, rampe di strade con parecchie corsie che si intrecciano ed avvolti da un traffico bestiale, nel più classico e terrificante ingorgo delle superstrade americane. Da Inglewood abbiamo preso il bus numero 117, scendendo alla fermata dove si trova la stazione della metropolitana 103rd Street della linea blu (nel distretto di Watts). Gli autobus di superficie (i Metro Rapid) sono moltissimi, frequenti e coprono in maniera piuttosto capillare i maggiori punti di interesse di Los Angeles, anche se risultano essere lenti per via del traffico, mentre la metropolitana con le sue cinque linee è inappropriata ad una megalopoli di così grandi dimensioni (con essa è servito bene soltanto il cuore della città, ovvero la Downtown Los Angeles, per cui dovrebbe essere modernizzata e ampliata l'intera rete). I prezzi dei biglietti per i mezzi sono veramente economici, l'abbonamento giornaliero, acquistabile a bordo dei bus o nelle biglietterie della metropolitana, con corse illimitate per tutta la Contea di Los Angeles, con ogni mezzo pubblico disponibile, costa soltanto 5 Dollari. Vi è una sproporzione fra il costo della vita della Costa Ovest ed il costo della vita della Costa Est (a New York costa praticamente tutto il doppio, o anche di più, per cui viaggiare in California conviene). Prima di prendere la metropolitana, in direzione del centro di Los Angeles, ci siamo concessi una pausa a Watts per nutrirci; abbiamo così mangiato un panino presso il Dr. Martin Luther King Jr. Shopping Center. Dopodiché, con la metro, ci siamo diretti nella Downtown, fermandoci alla stazione Pico della linea blu. Da qui abbiamo iniziato a giare a piedi per il centro di Los Angeles; infatti è proprio Downtown il cuore finanziario e commerciale della città, ove si stagliano i grattacieli più alti della California. Di seguito elencherò ciò che di importante abbiamo avuto modo di vedere e visitare: lo Staples Center (il palazzo dello sport più prestigioso della città, dove giocano i Los Angeles Lakers), il megastore dei Lakers, il Nokia Plaza con i grattacieli degli hotel Ritz-Carlton e Marriott (il Nokia Plaza è un moderno centro polifunzionale, con ristoranti, locali serali, teatri, cinema, ove si organizzano eventi culturali e sportivi, sito appena di fianco allo Staples Center), Figueroa Street (con i suoi palazzi ed i suoi grattacieli all'angolo con la 9th St., con la 8th St., con la 7th St., ecc...), la Manufacturers Bank (con la sua statua raffigurante degli orsi, animali simbolo della California), Flower Street (con i suoi grattacieli), i Maguire Gardens e ovviamente i più alti grattacieli di Los Angeles, quali l'Aon Center è la U.S. Bank Tower). Il centro di Los Angeles è molto moderno, infatti molti dei suoi grattacieli sono di recente costruzione, a partire dagli anni Ottanta. Per poi tornare indietro abbiamo preso la metropolitana dalla fermata 7th Street (congiunzione delle linee blu, viola e rossa) e rifatto tutto il percorso inverno verso Inglewood (cosa che è toccato fare ogni giorno, affinché potessimo tornare in hotel). Di conseguenza, la sera non abbiamo fatto quasi mai niente, vuoi per la stanchezza, vuoi perché ad Inglewood c'erano ben poche attrazioni (tanto a noi interessa poco e niente vivere la notte quando siamo in vacanza, anche perché è bello vedere i luoghi durante il giorno e non perdere tempo prezioso per fare le stesse cose che si fanno durante l'anno a casa).

18/08/2011 (3° GIORNO) - LOS ANGELES (CA) -Venice e Santa Monica-
Con la metropolitana abbiamo raggiunto la stazione ferroviaria centrale di Los Angeles, la Union Station (ad un capolinea delle linee rossa e viola, ma facente parte anche della linea oro della metro, dopo aver fatto un cambio alla stazione 7th Street). Da qui abbiamo preso l'autobus numero 733 con direzione Venice e Santa Monica. Lungo la strada, in un tratto di Venice Boulevard, abbiamo fatto una pausa presso un fast food. Una volta ripresa la marcia, con il bus siamo giunti a Venice. Venice è un distretto affacciato sull'Oceano Pacifico facente parte dell'area ovest di Los Angeles, rinomato per la sua spiaggia, la Venice Beach. Tra la spiaggia stessa e le passeggiate sul lungomare (il Venice Boardwalk e l'Ocean Front Walk), si crea un punto di fama mondiale, icona della libertà di espressione americana, laddove si incontrano artisti di strada, le persone più alternative della California, musicisti, attori e tantissima gente che cammina. In altre parole è uno fra i luoghi più frequentati e conosciuti di tutta Los Angeles. Si trovano negozi di ogni genere, in particolare quelli di souvenir, abbigliamento, musica, per non parlare dei vari bar e ristoranti; sulla spiaggia è molto in voga l'allenamento, lo sport ed il fitness, con centri gratuiti messi a disposizione. Da segnalare la palestra all'aperto di bodybuilding, chiamata Muscle Beach Venice, nella quale Arnold Schwarzenegger scolpì i suoi muscoli. Con il medesimo bus abbiamo poi proseguito per Santa Monica, posta alcuni chilometri più a nord rispetto a Venice. Santa Monica è una delle più celebri città costiere della Contea di Los Angeles, tappa irrinunciabile per chi ama l'oceano ed è in visita da quelle parti. Subito l'attenzione ricade sulle magnifiche spiagge si sabbia dorata, come quelle di Venice del resto, con le possenti onde blu e verdi dell'Oceano Pacifico che si infrangono a riva. Vedendo le caratteristiche torrette dei bagnini, la mente richiama le numerose scene dei film, o dei telefilm, che lungo queste spiagge hanno avuto la loro ambientazione (uno su tutti la fortunata e longeva serie televisiva "Baywatch"). Ma Santa Monica è resa unica anche dal suo molo, il Santa Monica Pier, costruito nel 1909, dove termina la Route 66 (ossia la strada più popolare d'America) e dove si adagia il luna park chiamato Pacific Park. Per cui il divertimento è assicurato, anche se è più facile girare per le giostre, nei negozi, a caccia di attrazioni varie, piuttosto che fare vita da spiaggia, poiché il mare, essendo oceano, è sempre fresco, per non dire abbastanza freddo, pure in piena estate. Prima di rientrare a Inglewood, ci siamo incamminati verso l'interno di Santa Monica, prendendo un caffè in un raffinato centro commerciale, localizzato in Santa Monica Place (o anche Santa Monica Plaza) e chiamato The Market. Viste le notevoli dimensioni di Los Angeles e dintorni, per spostarsi da una zona ad un'altra, magari per una distanza significativa, ci vogliono anche delle ore, per cui questo è un elemento da non sottovalutare (per non pensare che sia così facile visitare tutta la città nella sua interezza).

19/08/2011 (4° GIORNO) - LOS ANGELES (CA) -Downtown L.A. e Los Angeles Zoo-
Per recarci a Downtown abbiamo provato a prendere la metropolitana della linea verde presso la stazione Hawthorne / Lennox, non lontano da West Century Boulevard, ma i tempi di percorrenza si sono rivelati più lunghi di quelli che avevamo previsto, per cui, nei giorni successivi, abbiamo sempre optato per la collaudata soluzione del bus fino alla stazione della metropolitana 103rd Street di Watts e poi da lì la metro fino in centro. Scesi alla fermata Civic Center (linee rossa e viola), abbiamo dato un'occhiata alle aree attorno ai palazzi comunali, all'altezza di Spring Street. Il Civic Center è il polo amministrativo della città di Los Angeles, ospita gli uffici governativi, oltre al Municipio di Los Angeles (The Los Angeles City Hall), edificio imponente, di colore bianco, alto ben 138 m, datato 1928 e costruito con i più sofisticati sistemi antisismici. Poi, con il bus numero 96 abbiamo raggiunto lo Zoo, dopo una lunga percorrenza di un'ora e mezza abbondante in direzione nord rispetto alla Downtown. Lo Zoo è immerso nello splendido scenario del Griffith Park, composto da 1.600 ettari di aspre colline e valli verdeggianti. La vegetazione del giardino zoologico è a dir poco meravigliosa, infatti il suo nome per esteso è Los Angeles Zoo and Botanical Gardens. Gli animali sono parecchi, con molte specie rappresentate di tutto il mondo, ma non sono nemmeno poi così tanti come farebbe credere l'estensione dello Zoo. Comunque qualche ora nella pace di questo ambiente naturale ripaga senza dubbio dei 14 Dollari spesi per il biglietto di ingresso. Una curiosa annotazione, nella più ovvia consuetudine americana, anche all'interno dello Zoo abbondano tavole calde e fast food (che, tirando le somme, sono praticamente anche i più numerosi tipi di ristorazione presenti in tutta Los Angeles). Nel tardo pomeriggio, una volta ritornati in centro, allo stop del Civic Center, abbiamo terminato di vedere ciò che ancora ci mancava: cioè il complesso del Music Center con il Walt Disney Concert Hall e Pershing Square. Il Music Center, o Performing Arts Center of Los Angeles County, è un avveniristico raggruppamento di strutture dedite all'arte e alla musica, predominante è però il Walt Disney Concert Hall, ben riconoscibile grazie alla sue forme sinuose e modernissime, di colore argento vivo, all'interno del quale vengono stabilmente tenuti i concerti dall'orchestra sinfonica statunitense, la Los Angeles Philharmonic Orchestra. Pershing Square è invece una bellissima piazza nel cuore di Downtown Los Angeles, splendente ed audace, circondata da robusti grattacieli e da un piacevole parco. Dalla piazza, quindi dalla fermata omonima della metropolitana, abbiamo in seguito preso la via del ritorno per Inglewood, con tutti i cambi di dovere.

20/08/2011 (5° GIORNO) - LOS ANGELES (CA) -North Hollywood e Hollywood-
Siccome Los Angeles è la capitale mondiale del cinema, non potevamo far altro che dedicare un'intera giornata alla varie zone di Hollywood. Con la metro siamo andati fino a North Hollywood (fermata omonima della linea rossa, capolinea nord), dopo aver fatto la solita miriade di cambi di mezzi di trasporto. North Hollywood è un distretto di Los Angeles situato nella San Fernando Valley, nella parte più a nord della megalopoli; appena giunti, abbiamo fatto colazione in un bar pulito ed ordinato. North Hollywood è un luogo molto tranquillo, i bar e le tavole calde sono più che altro della caffetterie. Dopodiché, imboccando Lankershim Boulevard, abbiamo visto il teatro e cinema El Portal e poi l'accademia dove viene curata l'organizzazione del prestigioso premio televisivo "Emmy" ("Emmy Award"), chiamata The Academy of Television Arts & Sciences. La piazza nella quale si colloca il complesso dell'Academy si chiama Hall of Fame Plaza, contraddistinta da una statua dorata del premio e da svariati mezzibusti bronzei di attori. Sempre con la metropolitana abbiamo intrapreso il percorso a ritroso della linea rossa, scendendo dapprima alla fermata Universal City (dove ci sono gli Universal Studios, dei quali ci sarà una descrizione più avanti) e successivamente alla fermata Hollywood Highland, ossia la vera Hollywood che tutti conoscono, immersi nella quale pare proprio di essere al centro dell'universo. Che dire, Hollywood Boulevard nel punto di Hollywood Highland è qualcosa di fantastico, c'è vita, c'è movimento, ci sono negozi, cinema, teatri, attrazioni varie, store grandi e piccoli, centri commerciali, ristoranti, fiumane di persone che si accalcano sui marciapiedi, insomma non manca proprio nulla e per questo, almeno una volta nella vita, vale la pena provare la sensazione di mondanità palpabile in queste strade. E' il mondo del cinema che incontra la gente comune, ogni persona può sentirsi per un attimo cosmopolita e poliglotta; in alcuni esercizi attrezzati è anche possibile farsi fare dei fotomontaggi in compagnia degli attori preferiti, per diventare, quantomeno sulla carta, un divo di Hollywood (noi abbiamo preferito rinunciare a questa esperienza, facendoci bastare l'ebbrezza dell'ambiente circostante, preferendo vedere, perlomeno da fuori, cose più culturali, come teatri e cinema). Hollywood Boulevard è il mondo racchiuso in una strada, in cui convergono cinema, divertimenti, shopping e ogni altra cosa straordinaria che si possa sognare. I teatri più illustri sono: il Grauman's Chinese Theatre, il Grauman's Egyptian Theatre, il Kodak Theatre, El Capitan Theatre ed altri ancora; le attrazioni più gettonate sono: l'Hollywood Wax Museum, l'Hollywood Guinness World Records Museum, il Madame Tussauds Hollywood, il Ripley's Believe It or Not Museum ed altre ancora; fra i centri commerciali c'è n'è uno davvero enorme, che prende proprio il nome di Hollywood & Highland Center, con balconate all'aperto, ricche di ogni sorta di negozio, dalle cui sommità è possibile scorgere la mitica scritta Hollywood sulle colline di Los Angeles (precisamente sul Mount Lee, facente parte delle Hollywood Hills); per quello che concerne gli store a tema, senz'altro il Disney's Soda Fountain and Studio Store è uno dei migliori; invece fra le catene di ristoranti internazionali, con relativo negozio, va citato il solito ed immortale Hard Rock Cafe. Il celeberrimo tratto di Hollywood Boulevard, ove sono presenti migliaia di stelle rosa, ognuna delle quali rappresenta una singola celebrità mondiale, si chiama Walk of Fame. Di stelle sui marciapiedi ce ne sono più di 2.300, che rappresentano le varie stelle del cinema, della televisione, della radio, della musica e dello spettacolo in generale. Si trovano le stelle di chiunque sia diventato famoso, si spazia dai personaggi del passato a quelli del presente, per finire con quelli di fantasia; una delle stelle più fotografate è quella dedicata a Marilyn Monroe. Stesso discorso per le impronte di mani e piedi degli attori o di artisti vari, che si trovano nell'atrio davanti al Grauman's Chinese Theatre: sono rappresentati tutti i più grandi attori di Hollywood, che proprio lì hanno lasciato le loro impronte impresse nel cemento (ci sono più di duecento riquadri di cemento, ognuno dei quali con le impronte di una singola celebrità). Lungo la Walk of Fame vi sono decine di persone mascherate da supereroi, da attori, da personaggi dei cartoni animati e così discorrendo; costoro regalano ai passanti ilarità e parecchio buon umore, infondono un mucchio di simpatia ed un tocco di sana follia. Abbiamo fatto più volte su e giù la passeggiata sui marciapiedi della Walk of Fame, poi ci siamo diretti nei dintorni di Hollywood Highland, dove si ergono due distinte chiese: la First Baptist Church e la Church of the Blessed Sacrament. Dopo altre vasche lungo Hollywood Boulevard, abbiamo continuato il viaggio in metropolitana a ritroso, scendendo dapprima alla fermata di Hollywood Vine, punto nel quale si trova il Pantages Theatre e poi, prima di finire la giornata, uno stop alla fermata di Hollywood Western, punto in cui Hollywood Boulevard cambia aspetto e diventa più che altro una sostanziosa arteria trafficata, lontana dalle luci e dai colori dell'incrocio con Highland Avenue. Come nota finale va aggiunto che la scritta Hollywood sul Mount Lee si riconosce distintamente anche dalle vicinanze della chiesa chiamata Hollywood United Methodist Church, non lontano da Hollywood Highland.

21/08/2011 (6° GIORNO) - LOS ANGELES (CA) -West Hollywood, Beverly Hills, Bel Air, Westwood e Brentwood-
E' stata la giornata dedicata al Westside, cioè alle zone più ricche e benestanti di tutta Los Angeles, vale a dire quelle nord-occidentali di West Hollywood, Beverly Hills, Bel Air, Westwood e Brentwood (che poi a riflettere meglio, probabilmente, sono anche tra le aree più ricche del pianeta). Per cui, come al solito, abbiamo raggiunto la destinazione usufruendo della metropolitana (siamo approdati alla fermata della linea rossa Vermont Sunset). Vermont Avenue e Sunset Boulevard sono due fra le più importanti e strategiche strade della città, oltre ad essere veramente lunghe; soprattutto la Sunset è un'arteria fondamentale per la viabilità di Los Angeles. Il nostro giro a piedi è cominciato da appena fuori la stazione della metro, in direzione di Sunset Strip; con il bus numero 302 ci siamo aiutati ad andare un po' più avanti. Al confine tra West Hollywood e Hollywood, su Sunset Boulevard abbiamo incontrato il palazzo della CNN e intravisto, in posizione più defilata, quello di Scientology (che dava già sulla Hollywood Boulevard). Sunset Strip è il nome dato ai due chilometri e mezzo di strada di Sunset Boulevard, attraverso West Hollywood, nei quali sono presenti i più rilevanti e influenti locali notturni della città di Los Angeles. Fra i club rock più esclusivi, molti dei quali frequentati da attori e star americane, vanno menzionati: The Roxy Theatre, (meglio noto soltanto come The Roxy, o volgarmente anche come Roxy Bar), The Viper Room (di proprietà di Johnny Depp) e Whisky a Go Go (dove si tengono concerti di un certo calibro), ma la lista potrebbe essere molto più corposa. Sunset Strip incomincia alla confluenza con North Fairfax Avenue ed inizia a salire piano piano, visto che West Hollywood e tutte le aree limitrofe si adagiano su leggere colline, che sfiorano i cento metri di altezza; caratteristiche sono anche le sue vie laterali, come ad esempio Sweetzer Avenue, che scendono verso valle ed hanno villette ordinate, oltre da una rigogliosa vegetazione, con palme e fiori. Sunset Strip unisce idealmente Hollywood a Beverly Hills. Fatta tutta a piedi la Sunset Strip (dopo aver superato anche Sunset Plaza, elegantissimo nucleo di sofisticate boutique e ristoranti dall'impronta europea), abbiamo ancora sfruttato un passaggio del bus 302 per recarci a Beverly Hills. A questo punto, lungo la direttiva di Sunset Boulevard, siamo sopraggiunti nella raffinata Beverly Hills. E' superfluo dire che Beverly Hills sia una città chic, anzi parlare in questi termini è soltanto un eufemismo, in quanto Beverly Hills è opulenta e doviziosa, basti osservare le ville, smisurate e meravigliose, simbolo di una ricchezza pro capite da far impallidire chiunque. Ci siamo soffermati nei pressi di Beverly Drive, laddove da non perdere ci sono il Beverly Hills Hotel e il Will Rogers Memorial Park. Poi di nuovo a piedi verso Westwood, ma prima di tutto una veloce tappa nel distretto residenziale di Bel Air (a volte scritto Bel-Air), se possibile ancor più elegante di Beverly Hills, addirittura con gli ingressi delimitati da cancellate e porte (ne è un esempio la porta sull'incrocio tra Sunset Boulevard e Bellagio Road). Qui vi sono ville sfarzose in ogni angolo e sembra che non abiti nessuno, in quanto ognuna di queste regge possiede dei giardini immensi, che ne coprono il normale viavai e ne garantiscono la discrezione. Beverly Hills è praticamente attaccata a Bel Air, in un crescendo di splendidi viali alberati e casa da sogno. Westwood è un distretto municipale di Los Angeles, localizzato poco più a ovest rispetto a Beverly Hills, in pratica appena dopo il verde intenso dei campi da golf al margine di Beverly Hills (The Los Angeles Country Club). Westwood è sede della prestigiosa ed enorme Università UCLA (University of California, Los Angeles), che occupa una porzione imponente di territorio. Nei pressi degli edifici universitari c'è la parte più commerciale del distretto, chiamata Westwood Village. Da Westwood abbiamo preso ancora il bus numero 302 che ci ha condotti nell'altro distretto più a nord-ovest, quello di Brentwood. Siamo scesi davanti al Getty Center, complesso culturale, con gallerie di dipinti e fotografie, contenute all'interno di edifici eretti secondo le linee guida dell'architettura moderna. Il Getty Center (The Getty Center) è arroccato su una collina, da cui si ammira un verdeggiante panorama dei dintorni; le opere d'arte presenti nel museo, antiche e moderne, sono custodite nelle sale del Getty Museum (The J. Paul Getty Museum). Fra le opere esposte al Getty Center ricordiamo una mostra permanente di dipinti dei maggiori pittori impressionisti europei, tra cui Van Gogh, Monet, Manet, Cézanne, ecc... Fra i più insigni quadri presenti va menzionato "Iris" di Vincent Van Gogh. C'è un trenino che porta fino all'ingresso, il Getty Center è completamente gratuito ed è molto bello nella sua completezza. Per rientrare in hotel abbiamo usato nuovamente la combinata di autobus e metropolitana. Volendo fare un appunto, è incredibile che nella municipalità di West Hollywood (soprattutto lungo Sunset Strip) e nelle aree più agiate come Beverly Hills e dintorni, non ci siano persone di colore e che tutti siano bianchi. Qui si trovano ristoranti alla europea, fini negozi e nella globalità concettuale sembra un altro pianeta confronto alle zone di Los Angeles, ove la popolazione è in prevalenza nera e vi sono più che altro semplicemente fast food ed empori. Il distacco razziale è, a mio modesto parere, sgradevolmente visibile in Los Angeles. C'è un luogo per bianchi e uno per neri; ciò mi pare abbastanza assurdo, anche se a nessuno probabilmente importa e non ci fa particolarmente caso, oppure alle varie etnie va proprio bene così, ed è proprio questa la cosa triste (la divisione marcata). La città, se riuscisse a superare queste barriere, forse diventerebbe ancora più cosmopolita.

22/08/2011 (7° GIORNO) - SAN DIEGO (CA)
Con il treno abbiamo deciso di fare un giretto nella città di San Diego, ultimo baluardo statunitense prima del confine con il Messico. Siamo partiti dalla stazione Union Station di Los Angeles, il tragitto dura all'incirca tre ore (per il ritorno è stato anche più lento), la linea è quella regionale di "Amtrak", la "Pacific Surfliner". I biglietti, di norma, vanno prenotati con qualche giorno di anticipo. Durante le ore di treno che separano Los Angeles da San Diego, i paesaggi che si susseguono sono suggestivi. La linea costeggia per svariate miglia la costa, per cui si godono magnifici panorami delle spiagge bagnate dall'Oceano Pacifico, tipiche della California meridionale, come ad esempio quella di San Clemente. Appena giunti alla stazione dei treni di San Diego (all'Amtrak Station), ci si rende immediatamente conto che la città non è grandissima; tutto ruota attorno alla Downtown, al Porto e alla Città Vecchia (Old Town, più defilata a nord rispetto a tutto il resto). Il concetto di grandezza è relativo, in quanto San Diego ha una popolazione che supera il milione e trecentomila abitanti, però per i crismi americani non è parecchio. I mezzi pubblici di San Diego sono efficienti, vi è la metropolitana di superficie, con parecchie fermate anche nelle aree più periferiche della città ed una fitta rete di bus urbani (i biglietti si possono acquistare a bordo degli autobus, o nelle macchinette automatiche, così come gli abbonamenti giornalieri, che costano 5 Dollari e convengono). Il nostro peregrinare per la città californiana è iniziato da appena fuori la stazione, già nel cuore di Downtown. La strada principale che si presenta immediatamente è Broadway, con i suoi grattacieli, uno su tutti il One America Plaza. Sempre sulla Broadway è possibile scorgere la Hall of Justice e, laddove incomincia una rotatoria, la strada termina con una piazzola, la Horton Plaza (riconoscibile grazie alla statua di un pesce azzurro), in cui sono presenti tanti ristoranti, c'è il grande magazzino Macy's, c'è il Sam Goody (un grande store di merce varia), il tutto avviluppato dai grattacieli. Dopo una pausa pranzo in una di queste tavole calde (oltretutto molto ben arredata, nella quale abbiamo consumato un cibo di qualità), abbiamo preso il bus che faceva la linea verso il Balboa Park. Questo spaziosissimo parco è un'oasi verde, corredato di opere architettoniche e fontane. Tra i monumenti presenti, tutti dalle sembianze e dalle influenze andaluse, vanno assolutamente ricordati la House of Hospitality, il San Diego Museum of Art e il San Diego Museum of Man (all'interno di una chiesa sconsacrata). Penso che Balboa Park sia la miglior cosa da visitare a San Diego; avendo tempo è doveroso fare un salto allo Zoo (anch'esso nell'area del parco). Una volta fatto ritorno in centro, prima di addentrarci ancora in mezzo ai grattacieli di Downtown, abbiamo fatto una breve sosta dinnanzi al San Diego City College. Il passeggio è proseguito un po' sulla Broadway, un po' sulle altre vie attorno. Abbiamo visto il Courtyard Hotel (angolo tra Broadway e Sixth Ave.), i palazzi della Fifth Ave., il palazzo The US Grant (dell'hotel all'angolo tra Broadway e Fourth Ave.), il palazzo AT&T (JPMorgan - Chase Bank, ecc... sempre sulla Broadway) e altri ancora. Poi abbiamo provato a prendere la metropolitana della linea blu con direzione il confine messicano di Tijuana, scendendo alla fermata Palomar Street; la periferia di San Diego non è niente di speciale, ci sono solo massicci snodi stradali, però è bello il panorama che dà sulla Baia di San Diego e sull'Oceano Pacifico aperto. Ovviamente la Baia di San Diego è visibile in maniera più nitida dalla zona portuale di San Diego, non lontano dall'Amtrak Station. Una volta rientrati a Los Angeles, avevamo ancora da fare tutta la strada per tornare in hotel, per cui, tra aspettare la metropolitana e l'autobus, siamo tornati in hotel che era oltre mezzanotte (infatti da una certa ora in avanti, le corse in metropolitana diventano sempre meno frequenti).

23/08/2011 (8° GIORNO) - LOS ANGELES (CA) -Long Beach, Redondo Beach e Manhattan Beach-
E' stata una giornata piuttosto rilassante, anche se in parte sempre movimentata, ma almeno ci siamo dedicati ad un pochino di mare. Di mattina, con la metro blu siamo andati fino al capolinea di Long Beach. Nel tragitto, dopo Compton si vede il letto di cemento asciutto del Los Angeles River, in cui spesso hanno girato scene di svariati film (ad esempio il lungo inseguimento motociclistico di "Terminator 2", oppure la gara automobilistica di "Grease"). Arrivati a Long Beach, città costiera nel sud della Contea di Los Angeles, abbiamo iniziato a girovagare per Downtown Long Beach, intorno alla 1st Street (nome anche della stazione della metropolitana). Abbiamo percorso dei tratti di strade comprese tra la Broadway e Ocean Boulevard (come ad esempio Pine Avenue e Long Beach Boulevard), per poi spingerci fino al porticciolo, vicino al quale ci sono freschi parchi verdi che danno sul lungomare. In generale abbiamo avuto modo di vedere: il Long Beach Convention & Entertainment Center in Ocean Boulevard, la Long Beach Arena, il Rainbow Lagoon Park, il tipico edificio del ristorante Parkers' Lighthouse nei confini del Shoreline Village (colorato villaggio, fatto di casette e negozietti di souvenir, di fronte alla baia della città, dove le acque marine confluiscono nel Rainbow Harbor), il faro del Shoreline Aquatic Park e la storica nave Queen Mary (nave da crociera utilizzata dal 1936 al 1964, che, da quel momento in avanti, è stata mandata in pensione e tenuta come esposizione). Va sottolineato che dal centro fino alla baia c'è un servizio gratuito di minibus, che va su e giù tutto il giorno (per cui è davvero piacevole una visita a Long Beach, sia per queste ragioni di lungimiranza, sia per la quiete e l'atmosfera rilassata che si respira). Da Long Beach, verso l'ora di pranzo, abbiamo ripreso il cammino in metropolitana, con destinazione Redondo Beach, città della costa pacifica nella parte sud-ovest della Contea di Los Angeles. La fermata della metro è quella della linea verde Redondo Beach (Marine / Redondo Beach), ossia il capolinea in Marine Avenue. Per cui abbiamo dovuto dapprima cambiare linea, da quella blu alla verde, nella stazione di Imperial / Wilmington (Willowbrook). A questo punto eravamo molto distanti sia dalle spiagge di Redondo Beach che dal suo centro, quindi muniti di pazienza, ci siamo incamminati seguendo le indicazioni per Manhattan Beach, visto che la direzione era quella più azzeccata per vedere qualcosa di Redondo Beach e poi in seguito le straordinarie spiagge di Manhattan Beach. Dopo aver oltrepassato il Redondo Beach Performing Arts Center, teatro polifunzionale di una certa rilevanza nel contesto cittadino di Redondo Beach, prendendo la via del Manhattan Beach Boulevard, siamo entrati nel territorio della città di Manhattan Beach. Allo sbocco di Redondo Avenue con Manhattan Beach Boulevard, abbiamo rifiatato facendo una sosta nel parco, il cui nome è Polliwog Park. Ancora a piedi abbiamo finalmente raggiunto il cuore di Manhattan Beach, con la sua spiaggia. La marcia è stata di parecchi chilometri, quindi, per evitare di farci nuovamente la stessa sfacchinata, per ritornare alla stazione della metropolitana, ci siamo serviti del bus numero 126, che parte dal centro di Manhattan Beach e ferma in Marine Avenue a Redondo Beach. Manhattan Beach fa parte dell'area costiera sud-ovest della Contea di Los Angeles, le spiagge che possiede sono un vanto per la città, infatti sono fra le migliori di Los Angeles e dintorni. Da nord verso sud, Manhattan Beach è situata appena prima di Hermosa Beach e di Redondo Beach appunto. La spiaggia della località è molto vasta, di sabbia dorata, con molti spazi per fare attività sportive (a Manhattan Beach, come del resto in quasi tutti i luoghi del litorale pacifico californiano, basandosi sulle incessanti onde del mare, il surf è lo sport di maggiore grido). Vicino alla spiaggia ci sono molti ristoranti, bar, caffetterie e gelaterie. Abbiamo perciò mangiato un boccone in uno di questi bar e poi abbiamo passato un po' di tempo tra la spiaggia e il lungo molo. Nel tardo pomeriggio abbiamo fatto ritorno a Inglewood, con la solita trafila per i cambi dei mezzi pubblici.

24/08/2011 (9° GIORNO) - LOS ANGELES (CA) -Universal Studios Hollywood (Universal City)-
Giornata divertentissima all'interno del più famoso parco a tema della California: gli Universal Studios Hollywood o Universal City che dir si voglia. Il costo del biglietto di ingresso, 77 Dollari a persona, sembra esagerato, ma poi alla fine si viene ampiamente ripagati da ciò che offre il parco. La fermata della metropolitana è Universal City della linea rossa, prima di North Hollywood (da lì c'è il bus gratuito che porta dinnanzi alle biglietterie). Los Angeles è la città del cinema ed in questo magnifico parco lo si capisce bene. Ci sono attrazioni varie e avveniristiche, spettacoli incredibili, giostre grandi e piccole, si possono avvistare i set dei film hollywoodiani, insomma ogni cosa assume proporzioni bibliche. Il parco è diviso in macroaree, ognuna delle quali con una o più attrazioni importanti da vedere e provare. Fra queste ricordiamo: "Shrek 4-D", "House of Horrors", "The Blues Brothers", "Terminator 2 3-D", "Animal Actors", "Waterworld", "King Kong 360 3-D", "The Simpsons Ride", "Revenge of the Mummy", "Jurassic Park - The Ride" e parecchie altre. Alcuni spettacoli sono in diretta, fatti da attori in carne ed ossa (come per "Waterworld"), altre attrazioni sono invece basate sulla realtà virtuale (come per "The Simpsons Ride"), altre ancora sono e vere proprie giostre, divertenti e spettacolari (come per "Revenge of the Mummy" e "Jurassic Park - The Ride"). Anche i cinema in 3D e 4D è qualcosa di eccezionale, che coinvolge e stupisce, infatti si rimane a bocca aperta partecipando agli spettacoli di "Shrek 4-D" e "Terminator 2 3-D". Durante il giro con il trenino di "King Kong 360 3-D" si passa in mezzo ai set di molti film, tra i quali: "Lo squalo", "La guerra dei mondi", "Psycho", "Fast and Furious" e così discorrendo. Se si arriva di mattina, la coda non dovrebbe essere poi così lenta. Non dedicare una giornata a questo incredibile luogo è un vero peccato. Verso sera abbiamo fatto ritorno in hotel, servendoci come sempre della metropolitana e poi del bus per Inglewood.

25/08/2011 (10° GIORNO) - LOS ANGELES (CA) -Beverly Hills, Koreatown, Little Tokyo e Chinatown-
Ultimo giorno californiano prima di prendere l'aereo per New York. Per poter girare liberamente tutta la giornata, dopo aver fatto il check-out in albergo, abbiamo lasciato le valigie alla reception (tanto dovevamo per forza tornare in hotel, per prendere l'autobus con destinazione l'aeroporto, che partiva proprio dalla fermata di fronte). Di mattina siamo andati con la metropolitana fino alla stazione della linea rossa Vermont Sunset, poi da lì con il bus 302 fino nel fulcro di Beverly Hills. Questa volta ci siamo soffermati su Rodeo Drive e sulle altre strade centrali (quali Santa Monica Boulevard). Rodeo Drive è la via più famosa di Beverly Hills, tempio dello shopping di alta moda, con sofisticate e costose boutique; però, se si proviene da Sunset Boulevard, si può camminare in un tratto di viale, sempre di Rodeo Drive, dove sono presenti solamente splendide ville, senza alcun negozio. Oltre a Rodeo Drive, va segnalato il Municipio di Beverly Hills (The Beverly Hills City Hall) e la chiesetta chiamata Church of the Good Shepherd. Da Beverly Hills, con l'autobus numero 316, abbiamo raggiunto Koreatown, fermandoci all'incrocio tra Western Avenue e la 3rd Street. Qui abbiamo pranzato in una delle tante tavole calde. Dopodiché, per mezzo della linea oro della metropolitana, partendo da Union Station, abbiamo visitato gli altri due sobborghi etnici di Los Angeles, cioè Little Tokyo e Chinatown. Ovviamente abbiamo dovuto sostenere un cambio di linea della metropolitana, infatti siamo saliti a Wilshire / Normandie, stazione della linea viola, con direzione Union Station, quindi abbiamo raggiunto Little Tokyo con la linea oro. Tutti e tre i quartieri sono molto caratteristici perché sono piccoli spaccati di Corea, Giappone e Cina in piena Los Angeles. In ognuno di questi sobborghi vi si trovano negozi di souvenir, botteghe e ristoranti, uguali a quelli originali, siti nei paesi orientali che stanno rappresentando (per cui è come catapultarsi per un attimo lontano migliaia di chilometri). In tarda serata abbiamo raggiunto l'aeroporto di Los Angeles con il bus numero 117 da Inglewood. Una nota curiosa: la fermata dei bus dell'aeroporto non è ancora l'aerostazione vera e propria, infatti si sopraggiunge fino ad una piazzola, dalla quale altri autobus portano ai terminal nel giro di pochi minuti (neanche a dirlo, quasi tutti i turisti utilizzano i taxi e non i mezzi pubblici, chissà poi per quale motivo). In nottata siamo decollati.

26/08/2011 (11° GIORNO) - VIAGGIO LOS ANGELES/NEW YORK e NEW YORK (NY) -Midtown sud e Lower Manhattan-
Dopo un sereno volo notturno, alle prime ore del mattino eravamo già al J.F.K di New York. Senza indugi, con la combinata Airtrain e metropolitana linea E, abbiamo raggiunto in circa un'ora Manhattan (al prezzo di 7,25 Dollari a testa). La prima impressione di New York è sempre la medesima, cioè si scruta per aria con meraviglia, osservando i suoi fantastici grattacieli. L'hotel nel quale avevamo la prenotazione, il"New York Inn Hotel",si trovava sulla 8th Avenue, a due passi da Times Square, per cui siamo scesi alla stazione della metro Grand Central - 42nd Street. La metropolitana di New York è vastissima, con parecchie linee, ma è sempre obbrobriosa, obsoleta, male indicata e costosa (2,50 Dollari a corsa). Che fosse orribile e confusionaria ce ne eravamo già accorti la prima volta, il guaio è che non cambia mai. Abbiamo quasi sempre girato a piedi, sfiancandoci, anche perché la metropolitana è utile soprattutto per raggiungere la parte sud dell'isola di Manhattan, mentre per Midtown praticamente non serve. Devo ammettere che mi ricordavo perfettamente la disposizione delle strade, per cui, senza mappe e senza mai avere problemi, abbiamo scorrazzato qua e là, capitalizzando al massimo il tempo a disposizione. Dal 2006 ad oggi i prezzi di New York sono aumentati decisamente, costano molto di più le cose di prima necessità, quali il cibo, le bevande e gli altri generi comuni. Anche nei banchettini mobili, i golosi hot dog sono più cari, così come sono lievitati i prezzi nelle tavole calde e nei supermercati (segno di quanto la crisi morda pure in America). Visto e considerato che tutto ciò che c'è di saliente a New York (come i maggiori monumenti, i grattacieli, i palazzi), lo avevo già descritto in maniera dettagliata nel diario del 2006, ora faccio soltanto un elenco, in ordine cronologico, di quello che abbiamo visitato. Anche perché, in quattro giorni, siamo riusciti a replicare quello che già avevamo avuto modo di osservare nel 2006. Senza neanche dormire in un vero letto, ma solo qualche ora in aereo, dopo una frugale colazione da "Starbucks", abbiamo istantaneamente iniziato il nostro peregrinare per le strade di New York. Quindi, partendo da Midtown, siamo riusciti a vedere: Times Square e dintorni, i grattacieli della 8th Avenue (Eighth Avenue), i grattacieli della 6th Avenue (Sixth Avenue o Avenue of the Americas), i grattacieli della 42nd Street, Bryant Park, la New York Public Library, il Chrysler Building, i grattacieli della 5th Avenue (Fifth Avenue), l'Empire State Building, Park Avenue con i suoi palazzi, Madison Avenue con i suoi palazzi, St. Patrick's Cathedral ed il Rockefeller Center. Continuando in Lower Manhattan, a cui siamo giunti con la metropolitana (fermata Brooklyn Bridge - City Hall, linea verde), siamo riusciti a vedere: il Ponte di Brooklyn, il Woolworth Building, la Supreme Court con la United States Court House (e la relativa Foley Square), il Municipio (con la City Hall), l'area del nuovo World Trade Center (col la Freedom Tower in costruzione), la Beekman Tower (grattacielo alto 267 m, terminato nel 2011, dall'aspetto un po' deformato) e Battery Park. Da Battery Park, al quale si può accedere con la metropolitana (linea rossa, fermata South Ferry; oppure linea verde Bowling Green), abbiamo fatto un giro della Baia di New York sul fiume Hudson (Hudson River), prendendo un battello con direzione Governors Island e Staten Island. Abbiamo cercato di condensare il più possibile tutto quello che riuscivamo a vedere, in quanto nei due giorni successivi il tempo sarebbe stato brutto per l'arrivo dell'Uragano Irene (che poi per fortuna non ha fatto danni a New York). La sera, come tutte le altre seguenti, siamo sempre restati a Times Square, anche perché è il centro di maggior richiamo di tutta la città.

27/08/2011 (12° GIORNO) - NEW YORK (NY) -Midtown sud e Midtown nord-
La vigilia del famigerato Uragano Irene: il cielo era coperto e New York aveva connotati spettrali, mai mi sarei aspettato di vedere la Grande Mela deserta; neanche nei film catastrofici si era ipotizzato uno scenario così desolante. Di mattina non pioveva ancora, malgrado ciò verso mezzogiorno in città erano già stati chiusi tutti i negozi, i bar, i ristoranti, i supermercati, così come incominciavano a chiudere le metropolitane, le stazioni ferroviarie e gli aeroporti, insomma New York era blindata. Un fatto simile non era successo nemmeno l'11 Settembre 2001. La cosa sembra un po' assurda, visto che l'uragano era previsto per il giorno successivo, invece è comprensibile, poiché la prudenza non è mai troppa e la prevenzione serve per evitare vittime. Per fortuna eravamo in pieno centro, con le provviste pronte in hotel dalla sera precedente, quindi non avevamo necessità di prendere nessun mezzo per spostarci (però se avessimo avuto la prenotazione aerea per quei giorni, o altre velleità di muoverci, saremmo stati nei pasticci). Comunque prima che le serrande scendessero, ci siamo intrufolati in alcuni maxi negozi di Times Square, "Toys 'R' Us" ed il megastore di dolciumi "M&M,s" per fare due nomi; abbiamo anche colto l'occasione di comprare dei souvenir nelle tante e variopinte botteghe, dedite a queste merci. Poi su New York è calato il sipario, la quiete sembrava irreale, la grande città ferma, avvolta a riccio nelle sue membrane anti-tempesta. Allora ci siamo spinti fino a Central Park, dove, pochi minuti dopo, dal cielo plumbeo è iniziata a cadere una fitta pioggia (che per la verità è durata poco). Siamo così ritornati verso Times Square, imboccando la 5th Avenue. Durante questo stano giro abbiamo visto: Central Park e Columbus Circle, Grand Army Plaza, la Trump Tower, per finire con i grattacieli vicino a Times Square e al Port Authority Bus Terminal.

28/08/2011 (13° GIORNO) - NEW YORK (NY) -Midtown sud e Midtown nord-
Abbiamo aspettato che spiovesse, o perlomeno, che l'uragano passasse. Alle 8 di mattina l'Uragano Irene ha impattato New York, causando allagamenti nel sud dell'isola di Manhattan, molti disagi, ma nessun forte danno e nessuna vittima nella metropoli (lo stesso non si può dire per altri stati della Costa Orientale e altre città, dove le vittime sono state numerose ed i danni sono risultati ingenti). Piano piano nella tarda mattinata, nonostante ci fosse ancora un forte vento, la città iniziava a riaprire i propri esercizi ed il clima lentamente tornava alla normalità; menomale che c'è stato poco caos e che tutto sia terminato bene. In pratica New York è stata sigillata per ventiquattro ore. Devo sottolineare però, quanto dall'Italia le notizie fossero allarmanti, i telegiornali davano informazioni non veritiere dicendo che anche a Manhattan la situazione era grave (questo non è giornalismo, è disinformazione e allarmismo gratuito). Durante il resto della giornata abbiamo avuto modo di vedere: l'8th Avenue con i suoi grattacieli, Broadway con i suoi grattacieli, Avenue of the Americas con i suoi grattacieli (come ad esempio il McGraw-Hill Building, ossia The McGraw-Hill Companies, secondo della serie di palazzi chiamati XYZ Buildings), Columbus Circle, Grand Army Plaza (con relativi General Motors Building ed Apple Building e giro dentro al negozio di giocattoli "FAO Schwarz", scritto anche "F.A.O. Schwarz"), la 5th Avenue con i suoi palazzi e grattacieli, il Rockefeller Center (con il suo complesso di grattacieli e le statue di Atlante, Prometeo e Wisdom, simbolo in stile art deco di ragione e sapienza) e Madison Avenue.

29/08/2011 (14° GIORNO) - NEW YORK (NY) -Midtown sud e Midtown nord- e FILADELFIA (PA)
Dopo un sopralluogo nei pressi del Port Authority Bus Terminal, grazie al quale abbiamo acquistato i biglietti del pullman della "Greyhound" per Filadelfia, ci siamo avviati verso Times Square; abbiamo quindi gironzolato nelle strade limitrofe, soffermandoci sotto al grattacielo del New York Times (New York Times Building). L'edificio, situato sull'8th Avenue all'incrocio con la 41st Street, progettato dall'architetto Renzo Piano, è uno fra i più alti di Manhattan, con l'antenna arriva a misurare 318 m circa di altezza. Da qui si vede bene anche il palazzo con vetrate a strisce colorate di giallo, arancione, viola e azzurro, il cui nome è The Westin New York. La corriera per Filadelfia partiva nella seconda metà della mattinata, per cui ci è rimasto il tempo per fare ancora due passi a Central Park. Il viaggio in pullman da New York a Filadelfia dura un'ora e mezza circa. Filadelfia (Philadelphia) è la principale città dello stato della Pennsylvania, la quinta per estensione di tutti gli Stati Uniti, con una popolazione superiore al milione e mezzo di abitanti. La stazione degli autobus, Philadelphia Greyhound Terminal, si trova in Filbert Street, tra Arch Street e la 11th Street. Il nostro itinerario nella città di Filadelfia è iniziato da questo punto; infatti basta davvero poco tempo per raggiungere a piedi le principali attrattive. Percorrendo Market Street, ossia la strada più importane della città, abbiamo raggiunto l'area della JFK Plaza, dove sorgono il Municipio (City Hall) e il Tempio Massonico (Masonic Temple). In Market Street vi sono parecchi negozi, ristorazioni e persino l'Hard Rock Cafe. La City Hall di Filadelfia, con la sua torre di 167 m, è l'edificio in marmo più alto del mondo; sulla guglia maggiore si eleva una statua di William Penn di colore scuro. Il Tempio Massonico, conosciuto in inglese come Masonic Library & Museum, oppure per esteso, Tempio della Gran Loggia della Pennsylvania, è il centro della Libera Massoneria della Pennsylvania; il monumento storico presenta un palazzo imperioso ed autorevole di color sabbia, con le sembianze di una chiesa, che si erge lungo Broad Street (laddove comincia John F. Kennedy Boulevard). Da JFK Plaza e dalla piazza della City Hall si vedono le sommità dei maggiori grattacieli della città, come ad esempio il One Liberty Place, il Two Liberty Place ed il Comcast Center (che con i suoi 297 m, è il grattacielo più alto di Filadelfia). In zona JFK Plaza si trova anche una statua di Benjamin Franklin. Passati alcuni momenti nel cuore cittadino, abbiamo deciso di incamminarci verso ovest, in direzione del Museum of Art. Seguendo la grossa strada chiamata Benjamin Franklin Pkwy (Benjamin Franklin Parkway), abbiamo superato Pennwalt/Levy Park, abbiamo visto la statua del General Tadeusz Kościuszko, fino a giungere in Logan Square (o Logan Circle che fa lo stesso). La piazza è estremamente vasta, riconoscibile grazie alla fontana che sta in mezzo alla rotatoria del traffico, ossia la Swann Memorial Fountain. Logan Circle è anche l'area dei musei e dei luoghi di cultura di Filadelfia, tra essi possiamo annoverare: il Franklin Institute Science Museum, il Moore College of Art & Design, l'Academy of Natural Sciences e la Free Library of Philadelphia (tutti quanti contenuti in sontuosi palazzi). La strada alberata Benjamin Franklin Pkwy ci ha così condotti davanti al Philadelphia Museum of Art. Il museo, eretto nel 1876 in occasione dell'Esposizione Universale, risulta essere uno dei complessi museali più insigni del paese, contando la bellezza di circa 225.000 opere d'arte, dislocate in duecento gallerie, che ripercorrono oltre duemila anni di storia. La gradinata del Museum of Art fu resa celebre da Sylvester Stallone, in quanto, il suo personaggio, ovvero Rocky Balboa, la percorreva come allenamento nel film "Rocky". Anche se non si direbbe, per ben due volte, sono riuscito a salire di corsa i settantadue gradoni di pietra della scalinata e poi a ridiscenderli sempre correndo, proprio come faceva Rocky nel film. Al di sotto della gradinata c'è addirittura una statua di Rocky Balboa; in gergo gli scalini in pietra sono stati battezzati come "Rocky Steps". Dopo aver passato all'incirca un'oretta in questo piacevole luogo, ritornando indietro ci siamo fermati a fare merenda in una tavola calda di Market Street. Qui, come nelle vie limitrofe, si è nel bel mezzo dei grattacieli di Filadelfia; lo scenario urbano assume perciò i connotati della grande metropoli americana (i grattacieli più alti e luccicanti si stagliano nel cielo di Filadelfia a partire dalla 20th Street in giù). In Market Street c'è anche il magazzino Macy's, con all'interno l'organo più grande del mondo, il Macy's Pipe Organ (almeno così c'era scritto, poi non saprei se fosse davvero l'organo più grande del mondo). Mentre eravamo dentro a Macy's l'organo si è messo a suonare i suoi malinconici motivi, che ci annunciavano che la vacanza stava volgendo a termine. Dopo un breve giro dei magazzini, ci siamo indirizzati alla stazione dei bus. Nelle vie attorno alla stazione c'è la Chinatown di Filadelfia, ricca di negozi e ristoranti cinesi, ove è possibile scrutare il Chinese Friendship Arch sulla 10th Street. Quando siamo rientrati a New York era già buio, per cui i grattacieli illuminati si vedevano da distante e lo spettacolo era come sempre magnifico.

30/08/2011 (15° GIORNO) - NEW YORK (NY) -Lower Manhattan, Village, Midtown sud e Midtown nord-
Ultimo giorno prima di tornare in Italia; avevamo per fortuna davanti a noi tutta la mattina e l'intero pomeriggio per dedicarci ancora un po' a New York, in quanto il volo era previsto per la sera tardi. Ci siamo organizzati andando a Lower Manhattan al mattino, riservandoci il Greenwich Village e ancora Midtown per le ore dopo pranzo. Siamo giunti a Lower Manhattan (o Downtown Manhattan che è lo stesso) con la metropolitana, scendendo a Battery Park. Da lì abbiamo preso il traghetto per la Statua della Libertà, che svetta al centro nell'isolotto di Liberty Island. L'impressione è sempre coinvolgente, così come lo è lo skyline di Manhattan che si ammira dal fiume Hudson, nei giorni della nostra permanenza con il nuovo World Trade Center in costruzione. Dopo la visita di Liberty Island ci siamo dedicati alle prossimità di Wall Street, osservano i grattacieli di Lower Manhattan, come ad esempio l'American International Building in Pine Street (altezza 290 m, il cui nome completo è American International Building and the Cities Service Building) e le strade attorno, come ad esempio Broad Street. Così era oggettivo che fossimo nel pieno del Financial District, con gli occhi puntanti sulla Borsa di New York, a passeggiare per Wall Street e per le vie attorno. Attigua a Wall Street, è possibile scorgere la Federal Hall, con relativa statua di George Washington, oltre che la Trinity Church (a pochi passi di distanza). Poi, sempre con la metro ci siamo avviati verso il Greenwich Village, con fermata alla stazione Christopher St. / Sheridan Square. Greenwich Village è un quartiere prettamente residenziale situato nella zona occidentale della parte centro-sud di Manhattan, nel quale ci sono negozietti etnici e cose usate, insieme a parecchi campetti di basket in cemento. Qui abbiamo visto: Christopher Park con i suoi edifici in mattoni rossi, i palazzi della University e Washington Square Park (con il Washington Arch). Nella seconda parte del pomeriggio siamo tornati in metropolitana a Times Square, da lì abbiamo girovagato su e giù per Midtown, passando in rassegna: l'Empire State Building, la 34th Street con Macy's e i suoi grattacieli, la 7th Avenue con i suoi grattacieli ed il Madison Square Garden, Pennsylvania Plaza (Penn Plaza) con il One Penn Plaza Building (altezza 229 m), il New Yorker Hotel, l'8th Avenue con gli United States Post Office, i grattacieli della Fifth Avenue, Bryant Park, la Bank of America Tower (altezza 366 m) ed i grattacieli nell'intersezione fra la 6th Avenue e la 42nd Street. Prima che facesse buio abbiamo salutato New York; con la metropolitana, linea E, siamo andati fino alla Jamaica Station nel Queens e poi con l'Airtrain dritti fino all'aeroporto J.F.K., dove ci aspettava il volo per Londra.

31/08/2006 (16° GIORNO) - VIAGGIO DI RITORNO
E' stato il giorno del viaggio di rientro in Italia, con scalo a Londra Heathrow e arrivo a Malpensa nel pomeriggio. Un altro viaggio era così giunto al termine. A causa dell'Uragano Irene c'erano state parecchie cancellazioni di voli, con accumulo di ritardi vari, per cui il nostro volo era uno dei quelli, dentro al quale, avevano inserito persone rimaste a terra i giorni precedenti, generando un po' di confusione e un posizionamento a sedere decisamente anormale (molti nuclei famigliari o coppie, erano state destinate a sedersi sparpagliate qua e là, senza nemmeno essere nella stessa fila).

- CONCLUSIONE
Come considerazioni finali: Los Angeles, se ancora non l'avessi rimarcato abbastanza, è gigantesca, le strade sono vastissime e parecchio trafficate; fuori dal centro di Downtown si trovano tante piccole città, con case basse e una rigogliosa vegetazione. Il problema della delinquenza senz'altro esiste ancora, legato alle conosciute gang di strada, che affollano maggiormente le zone più pericolose e periferiche, ma senza toccare assolutamente le aree più ricche, tipo Hollywood, Beverly Hills, le spiagge più rinomate e così via. Insomma è una metropoli atipica, che a molte persone non piace per niente, forse perché nessuno di loro ha avuto la pazienza e la dedizione di ispezionare anche i luoghi fuori dai più comuni schemi turistici. Di solito infatti, Los Angeles si visita durante i tour organizzati, i quali, purtroppo, danno solamente un assaggio delle vera e complessa realtà di questa città. New York invece è sempre una città sublime, della quale ci si innamora all'istante, è una calamita, che attira e ammicca, piena di luci e svaghi. I grattacieli sono colossi di cemento, vetro, cristallo e alluminio, così splendenti e sfavillanti che rimangono i più belli del mondo. New York è oltretutto inimitabile in quanto possiede degli assembramenti urbani perfetti, simbolo di modernità, concretezza e funzionalità: una dimostrazione è il Rockefeller Center. Con il nuovo World Trade Center, New York tornerà sul tetto del mondo, battuta soltanto da Dubai e La Mecca in altezza, ma non certo in stile. La differenza tra le due coste, Costa Ovest e Costa Est, esiste e si manifesta in maniera corposa su parecchi fronti, che ora proverò ad esporre. Prima di tutto il tenore di vita e le abitudine dei cittadini: nella Costa Est, quella di New York e Filadelfia, la gente ha una quotidianità più rigorosa, precisa, rigida, ci sono meno sorrisi e più concretezza (e se vogliamo anche un po' di freddezza); nella Costa Ovest, quella californiana, nonostante vi risiedano i personaggi più ricchi d'America, la gente ha un modo di affrontare la vita meno sofisticato, più pratico e alla mano. Poi anche i prezzi di qualsiasi cosa che si possa vendere, dal cibo, ai prodotti di vario genere, passando dai locali serali, agli hotel: nella Costa Ovest tutto costa decisamente meno. A New York le persone sono più fissate con la moda, discostarsi eccessivamente dalle etichette del vestiario non sempre significa qualcosa di positivo, a Los Angeles invece sembra che ognuno si vesta secondo uno stile proprio, infischiandosi del giudizio altrui (soprattutto pare che alle persone non importi in maniera morbosa di apparire secondo uno schema dettato dal momento). Ciò non toglie che l'eleganza è sempre e comunque un'importante carta da giocare anche nelle metropoli californiane. Le due grandi città come New York e Los Angeles sono entrambe cosmopolite, però a New York la gentilezza della popolazione non arriva mai oltre ad un certo limite, invece a Los Angeles si incontrano persone che immediatamente diventano amichevoli, compagnone, che lasciano persino perplessi. Insomma l'allegria della California è veramente distante dall'altra parte d'America, così come la lontananza geografica, il fuso orario ed il clima. In comune c'è invece la passione per il cinema e per il teatro, se New York, con i teatri di Broadway è probabilmente la capitale mondiale del teatro, così Los Angeles è con buona probabilità la capitale mondiale del cinema. Viaggiare negli Stati Uniti per la seconda volta non ci ha di certo saziato, anzi ci ha fatto venire voglia di tornarci ancora, magari variando ulteriormente l'itinerario per passare laddove non siamo ancora stati. Sinceramente se decidessimo un giorno di fare una nuova tappa americana, sicuramente non opterei più per Los Angeles, in quanto mi è bastata la sostanziosa visita fatta, però a New York non saprei rinunciare, poiché più la vedi e più la vorresti scoprire, magari anche in quegli angoli che tutt'ora ci sono rimasti nascosti. Non saprei quale sia la ragione di questo mio pensiero, forse perché, chi ama le città enormi come me, adora i grattacieli altissimi, cosa che rende la Grande Mela rinomata, mentre per Los Angeles non è lo stesso. I suoi grattacieli sono belli, nuovi, ma non hanno nulla di particolare, così come le strade di Downtown Los Angeles, non esercitano di certo quel fascino irrefrenabile, che si tasta nelle strade di New York. Sono realtà a sé stanti, ma forse New York stanca meno che la California.
Goodbye America!    Localizzazione viaggio

U.S.A., diario di viaggio della East Coast e della West Coast
 
FOTO LOS ANGELES
(Inglewood)
Foto di Los Angeles

FOTO LOS ANGELES
(Inglewood)
Foto di Los Angeles

FOTO LOS ANGELES
(Watts)
Foto di Los Angeles

FOTO LOS ANGELES
(Downtown Los Angeles)
Foto di Los Angeles

FOTO LOS ANGELES
(Downtown Los Angeles)
Foto di Los Angeles

FOTO LOS ANGELES
(Venice)
Foto di Los Angeles

FOTO LOS ANGELES
(Venice)
Foto di Los Angeles

FOTO LOS ANGELES
(Santa Monica)
Foto di Los Angeles

FOTO LOS ANGELES
(Santa Monica)
Foto di Los Angeles

FOTO LOS ANGELES
(North Hollywood)
Foto di Los Angeles

FOTO LOS ANGELES
(North Hollywood)
Foto di Los Angeles

FOTO LOS ANGELES
(Hollywood)
Foto di Los Angeles

FOTO LOS ANGELES
(Hollywood)
Foto di Los Angeles

FOTO LOS ANGELES
(West Hollywood)
Foto di Los Angeles

FOTO LOS ANGELES
(West Hollywood)
Foto di Los Angeles

FOTO LOS ANGELES
(Beverly Hills)
Foto di Los Angeles

FOTO LOS ANGELES
(Beverly Hills)
Foto di Los Angeles

FOTO LOS ANGELES
(Bel Air)
Foto di Los Angeles

FOTO LOS ANGELES
(Bel Air)
Foto di Los Angeles

FOTO LOS ANGELES
(Westwood)
Foto di Los Angeles

FOTO LOS ANGELES
(Westwood)
Foto di Los Angeles

FOTO LOS ANGELES
(Brentwood)
Foto di Los Angeles

FOTO LOS ANGELES
(Brentwood)
Foto di Los Angeles

FOTO LOS ANGELES
(Long Beach)
Foto di Los Angeles

FOTO LOS ANGELES
(Long Beach)
Foto di Los Angeles

FOTO LOS ANGELES
(Redondo Beach)
Foto di Los Angeles

FOTO LOS ANGELES
(Manhattan Beach)
Foto di Los Angeles

FOTO LOS ANGELES
(Manhattan Beach)
Foto di Los Angeles

FOTO LOS ANGELES
(Koreatown)
Foto di Los Angeles

FOTO LOS ANGELES
(Koreatown)
Foto di Los Angeles

FOTO LOS ANGELES
(Little Tokyo)
Foto di Los Angeles

FOTO LOS ANGELES
(Little Tokyo)
Foto di Los Angeles

FOTO LOS ANGELES
(Chinatown)
Foto di Los Angeles

FOTO LOS ANGELES
(Chinatown)
Foto di Los Angeles

FOTO LOS ANGELES
(Los Angeles Zoo)
Foto di Los Angeles

FOTO LOS ANGELES
(Universal Studios Hollywood)
Foto di Los Angeles

FOTO SAN DIEGO
Foto di San Diego

FOTO SAN DIEGO
Foto di San Diego

FOTO NEW YORK
(Midtown, parte centro-sud)
Foto di New York

FOTO NEW YORK
(Midtown, parte centro-sud)
Foto di New York

FOTO NEW YORK
(Midtown, parte centro-nord)
Foto di New York

FOTO NEW YORK
(Midtown, parte centro-nord)
Foto di New York

FOTO NEW YORK
(Lower Manhattan)
Foto di New York

FOTO NEW YORK
(Lower Manhattan)
Foto di New York

FOTO NEW YORK
(Queens)
Foto di New York

FOTO FILADELFIA
Foto di Filadelfia

FOTO FILADELFIA
Foto di Filadelfia



TUTTE LE FOTO:



MAPPE E CARTINE:



SOGGIORNO IN:



LINKS UTILI:



NOTE POLITICHE E
GEOGRAFICHE DEGLI U.S.A.















MEZZI UTILIZZATI:

aerei "British Airways" e "Delta"
treni "Amtrak"
pullman "Greyhound"


-GIUDIZIO PERSONALE-

-LOS ANGELES, voto: 7,5
-SAN DIEGO, voto: 7
-NEW YORK, voto: 8,5
-FILADELFIA, voto 7


-CONSIDERAZIONI
PARTICOLARI
-


LOS ANGELES è la capitale
del cinema, regina dello
spettacolo e della musica;
una città variopinta e
complessa, sconfinata e
difficile. Ricca e povera,
pacifica e violenta,
una realtà in continuo
divenire, diversa da
ogni altra sulla terra,
ma capace di stupire,
di eccitare, di disilludere
e stufare. Los Angeles
dà e toglie, ma in
mezzo a questa forbice
basta cogliere i suoi
lati positivi, così
da godere fino in fondo
un'esperienza inimitabile
di viaggio.

SAN DIEGO è la California
che precede il Messico,
c'è aria di frontiera,
con gli ultimi grattacieli
americani, che sfumano
fra le onde del Pacifico.

NEW YORK è la città per
antonomasia, nulla la
può scalfire, il ritorno
in città dopo alcuni anni
è sempre come la prima
volta. La sensazione di
batticuore al suo cospetto
è come il primo amore:
non si scorda mai.
I suoi grattacieli narrano
di uomini e potenza, ma
soprattutto di avanguardia,
lavoro, prosperità per
chiunque consideri l'America
come la terra promessa.
New York è probabilmente
la più bella città di sempre,
unica ed irripetibile,
che sa rialzarsi anche
se ferita e che, come
un miraggio, abbaglia
sempre il viaggiatore.

FILADELFIA, al cospetto di
New York, nonostante sia
la quinta città d'America
per popolazione, sembra
una cittadina di provincia,
infatti è più quieta,
rilassante, ma ciò può
trarre in inganno, in
quanto nasconde una
frenetica vitalità,
riscontrabile fra le sue
strade. I grattacieli sono
quelli classici delle
metropoli americane, così
come il tenore di vita.

Cosa dire, è inutile celarsi
dietro a falsi miti, ma gli
Stati Uniti non deludono mai,
per quante volte si possano
vivere e visitare!


DIARIO DI VIAGGIO
DEGLI STATI DI:

-CALIFORNIA
-NEW YORK
-PENNSYLVANIA

VAI ALLE FOTO DEGLI U.S.A.
TORNA NELLA INDEX PAGE