STATI UNITI D'AMERICA: NEW YORK, DISTRICT OF COLUMBIA, FLORIDA


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U.S.A., Luglio-Agosto 2006
Cartina politica degli Stati Uniti d'America (U.S.A.)


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Un viaggio che stavo preparando da tanto: lungo la Costa Orientale degli Stati Uniti, la "East Coast". Un viaggio che va dai grattacieli alle palme, finendo addirittura in Canada, facendo 1.300 km in bus e poi più di 2.500 km in treno. Un viaggio in completa libertà di movimento, programmato personalmente in ogni dettaglio, senza mai rientrare nel canone del turista ossessionato dall'all inclusive. Solo l'essenziale... i biglietti aerei, il dormire, il mangiare, il girovagare e lo scoprire! Dall'Italia ho prenotato solo il volo di andata e di ritorno e due settimane in hotel (una a New York e una a Miami), per il resto è stata tutta organizzazione sul posto.

31/07/2006 (1° GIORNO) - VIAGGIO DI ANDATA e NEW YORK (NY) -Midtown sud-
Partenza, insieme a Morgana, dall'aeroporto di Milano Malpensa con destinazione il J.F.K. di New York. Dopo otto ore passate a bordo del nuovissimo Boeing 777 di "Alitalia", siamo atterrati nella "Grande Mela". Per raggiungere il nostro hotel sulla trentesima strada, abbiamo preso un taxi collettivo per una cifra ragionevole a persona. La prima impressione è che tutto in America sembra più grande, anzi enorme... le auto, le strade, i quartieri, i tabelloni pubblicitari, persino le persone sembrano più disinvolte e vien proprio da dire "that's America". Storicamente il primo nome di New York fu New Amsterdam, perché colonizzata dagli olandesi e poi in seguito, dal 1664, si deve l'attuale nome perché conquistata dagli inglesi. New York City con i suoi otto milioni di abitanti è probabilmente la città più famosa del mondo; sicuramente la più fotografata e filmata. Stravagante, plurietnica, presuntuosa, mondana, cosmopolita... sono questi solo alcuni degli aggettivi che la classificano. Come già detto, tutto sembra essere iper, non esiste nulla di piccolo (meganegozi, palazzi enormi, super grattacieli, per non parlare poi delle automobili come le limousine e così via). Camminare per New York significa immergersi nella foga più completa, nella folla, nella voglia di vivere, osservando ferro, vetro, cemento e cristallo; ma tenendo sempre presente che i parchi abbondano e che il rispetto per la natura è comunque elevato. I parchi sono tutti molto ordinati, puliti e verdi, con panchine, fontanelle e lampioni decorati. New York è formata dall'isola di Manhattan, con l'aggiunta dei quartieri periferici del Bronx, di Brooklyn, del Queens e di Staten Island (arrivando dall'aeroporto, prima di transitare sul Williamsburg Bridge, abbiamo attraversato il Queens, vedendo i caratteristici villini che sono parecchio graziosi). E' inutile dire che il cuore è Manhattan, tutto si sviluppa e converge qui. I quartieri periferici sono composti da giganteschi isolati di piccole case (tutte o quasi uguali); sono rioni di lavoratori, di gente più modesta, che fa la spola su e giù da Manhattan per andare al lavoro. La stranezza è che, appena fuori dai confini di Manhattan, cambia tutto (i grattacieli diventano condomini popolari, le case diventano villette basse con il mini giardino, le auto sono meno nuove) e sembra di essere in un'altra città. Comunque c'è in tutta la città una continua altalenanza e contrapposizione tra vecchi edifici (alcuni anche in parte sgangherati) e sfavillanti ed immensi grattacieli luccicanti. La Grande Mela è un groviglio, un miscuglio di razze e gente, dove moderno e antico convivono e si contraddicono al tempo stesso. Un'altra particolarità di New York (e credo di tante altre città americane) è che il reticolo urbano è composto da strade dritte, sia verticali che orizzontali, che si incrociano, numerate progressivamente dal numero uno, fino al numero di quante strade ci sono. In questa maniera è obiettivamente davvero difficile perdersi, anche perché le arterie principali attraversano tutta la città (per esempio in Manhattan, la Fifth Avenue, la Madison Avenue, la Park Avenue e altre importanti, arrivano da un capo all'altro dell'isola). La nostra vacanza è iniziata dalla 30th St. di Manhattan in New York City. Dopo un iniziale smarrimento, siamo subito entrati nell'ottica della frenesia metropolitana e, dopo aver posato i bagagli, ci siamo immediatamente fiondati per le strade. Come primo passo ci siamo diretti in Madison Avenue, dove abbiamo fotografato i primi grattacieli. Poche vie più avanti si interseca la Fifth Avenue nel punto in cui sorge l'Empire State Building. L'Empire, inaugurato nel 1931, è stato per più di quarant'anni l'edificio più alto del mondo ed è superfluo dire che è incredibilmente imponente. Lo si vede da più punti della città e, fotografarlo dal basso verso l'alto, è qualcosa che ripaga dalle fatiche di una perlustrazione turistica. Il grattacielo ha 102 piani ed è alto 380 m. Una sera, pagando l'ingresso, con ascensori razzo, siamo saliti fino all'osservatorio del piano numero 86; lo spettacolo sottostante di New York notturna è indimenticabile ed emozionante. Proseguendo poi lungo Fifth Ave., siamo arrivati fino alla N.Y. Public Library, biblioteca pubblica costituita da un bel palazzo con due statue di leoni davanti all'ingresso e avvolta dal carino Bryant Park (un parchetto in cui organizzano concerti, è possibile leggere gratuitamente i libri che sono appositamente esposti, ci si rilassa sulle numerose sedie che ci sono e dove si possono vedere gli splendidi palazzi che lo attorniano... uno su tutti il brillante Grace Building). In questo punto, dove si vedono edifici e grattacieli bellissimi, si incrociano la 5th Ave. e la 42nd St.; se si va a destra si arriva fino al Chrysler Building, mentre se si va a sinistra si arriva fino a Times Square. Il Chrysler è un grattacielo fantastico di 319 m, dalla forma inconfondibile, con la punta fatta a cono rovesciato, tutto decorato e scintillante. Fu eretto nel 1930 per il magnate Walter Chrysler in stile liberty. Times Square è invece la zona più famosa e mondana di New York. Abbraccia le vie che vanno dalla 42nd St. fino alla 47th St., passando per Broadway e la Seventh Avenue. Times Square è un mondo di luci, colori, divertimenti, con fiumi di persone che la affollano sia di giorno che di notte. Vedrete insegne al neon, schermi al plasma, megapubblicità, cartelloni illuminati, grattacieli che scintillano e che brillano, in uno spettacolare spaccato di modernità. Non manca niente: abbondano i negozi (alcuni fra i più grandi del mondo come quello di giocattoli, il "Toys 'R' Us", in cui siamo entrati ed in cui c'era una riproduzione a grandezza naturale di un dinosauro e una ruota panoramica), i ristoranti, i locali notturni (come l'Hard Rock Cafe), i musei (come quello delle cere di "Madame Tussauds"), per non parlare degli innumerevoli teatri e cinema di Broadway. Il punto in cui Broadway si incontra con la Seventh Avenue e con la 42nd Street è il crocevia del mondo. Noi, sempre nel primo giorno, abbiamo visto tutto ciò che ho descritto girando a piedi (se si vuole osservare tutto bene, è meglio fare così; invece per usare la metropolitana c'è sempre tempo, perfino da stufarsi). I newyorkesi amano molto i taxi.

01/08/2006 (2° GIORNO) - NEW YORK (NY) -Midtown sud e Midtown nord-
Il secondo giorno di vacanza è stato ancor più impegnativo del primo: mezza Manhattan a piedi. Al mattino siamo andati alla Penn Station (Pennsylvania Station) per comprare i biglietti del treno per Miami. La Penn Station (la più grande di New York) si trova in Penn Plaza all'incrocio tra la 34th St. e la Eighth Ave.; qui abbiamo fotografato il particolare New Yorker Hotel (il cui palazzo è inconfondibile grazie alla forma molto marcata e alla scritta del suo nome in caratteri cubitali). Davanti alla stazione c'è l'omonimo palazzo, il Pennsylvania Building, edificato con mattoni scuri. Tornando indietro, in direzione dell'Empire State Building, abbiamo visto il Madison Square Garden (il palazzo dello sport, tempio del basket) e le gallerie di "Macy's" (il megastore più grande del mondo). Macy's occupa talmente tanto spazio, che il suo edificio si adagia sia sulla 34th St. che su Broadway; dentro è incredibilmente vasto e pieno di cose in vendita (profumi, abbigliamento, scarpe, pelletterie, ecc...). Al suo interno abbiamo pranzato e girovagato circa un'ora, ma c'è davvero da perdersi fra merce di ogni genere e ogni prezzo. Nel primo pomeriggio siamo andati a vedere il Flatiron Building e poi ci siamo concessi qualche attimo di riposo nel vicino Madison Square Park (dove abbiamo fatto amicizia con dei simpatici scoiattoli e ammirato la Metropolitan Life Tower, ispirata al Campanile della Basilica di San Marco a Venezia). Il Flatiron, raggiungibile a piedi scendendo lungo la Madison Avenue, è un grattacielo di 20 piani, eretto nel 1902; la sua forma esile sembra sfidare la forza di gravità, infatti nei primi anni dopo la sua costruzione si pensava che il vento potesse abbatterlo. Nel pomeriggio abbiamo imboccato la Fifth Avenue e siamo andati fino a Central Park (sempre il tutto a piedi, anche se il caldo che faceva in quei giorni era esagerato: si sono sfiorati i 45 gradi). Lungo la Fifth Avenue, che è in buona misura la strada più affollata di New York, si vedono una successione impressionante di grattacieli, uno via l'altro, in prevalenza tutti di uffici e banche. Dopo averne fotografati alcuni (come ad esempio il Fred F. French Building), abbiamo raggiunto la St. Patrick's Cathedral. La cattedrale fu progettata da James Renwick Jr. ed è la più grande d'America, con una lunghezza di 101 m e una larghezza di 53 m. Fu innalzata nel 1878 in stile gotico francese con due guglie alte 100 m ciascuna. Davanti a St. Patrick's Cathedral, dall'altro lato della strada, c'è il mitico Rockefeller Center (dove ci siamo fermati e riposati per qualche minuto). Il Rockefeller Center è una città nella città, con lo sbocco principale sulla Fifth Ave., ma anche con edifici che si affacciano sulla Sixth Ave., sulla 48th St. e sulla 51st St.; il corpo centrale è una torre di 259 m e 70 piani, sotto la quale ci sono giardini, negozi e ristoranti. Sull'ingresso del grattacielo preminente c'è una figura dorata, il Wisdom, che simboleggia le onde radio e di luce. Ai suoi piedi c'è invece il Sunken Garden, circondato dalle bandiere di tutto il mondo e dominato dalla statua di bronzo del Prometheus (d'inverno diventa pista da pattinaggio sul ghiaccio). Il corridoio che unisce Sunken Garden con i marciapiedi della Fifth Avenue è costituito dai Channel Gardens (giardini decorati e fioriti che cambiano a seconda della stagione). Il Rockefeller è in buona percentuale il complesso edilizio meglio riuscito della terra. Proseguendo lungo la Fifth Ave., in direzione di Central Park, abbiamo incontrato: la statua di Atlas, la St. Thomas Church (chiesa minuta con atrio a volta elaborato ed intarsiato) e la massiccia Trump Tower (alto grattacielo a vetrate, vicino al quale siamo entrati nel negozio "World of Walt Disney"). Appena prima di Central Park i palazzi e i grattacieli diventano quasi tutti negozi di alta moda e grandi firme, come ad esempio "Gucci", "Tiffany", "Bulgari", ecc... A questo punto ci siamo trovati in Grand Army Plaza, davanti alle entrate sud di Central Park. In questa piazza c'è uno stupendo grattacielo in cemento e vetro, che ospita il negozio di giocattoli "F.A.O. Schwarz" (in cui siamo entrati e in cui c'è da perdersi) e il negozio di computer e tecnologia della "Apple". Dopo una lunghissima e faticosa camminata, siamo finalmente giunti a Central Park: il polmone verde di New York. Il parco è veramente immenso, occupa una superficie di svariati chilometri quadrati ed è fatto a rettangolo. Ha prati che si perdono a vista d'occhio, ha fontane, statue, laghi e ristorazioni; è il posto ideale per riposarsi e staccare completamente dalla vita forsennata della città. Noi abbiamo passeggiato parecchio, vedendo molti alberi e verde, ma anche la Bethesda Fountain and Terrace (terrazza sopraelevata, con di sotto una bella fontana e il panorama di un laghetto), le statue di bronzo di Hans Christian Andersen e di Alice nel Paese delle Meraviglie ed infine il panorama delle residenze Beresford offerto mentre si osserva il lago nella parte ovest del parco (sempre in quest'area, guardando verso il lato che fa da perimetro a Central Park, si possono notare i complessi residenziali e gli hotel con due torri simmetriche). Anche a Central Park si possono incontrare dei tenerissimi scoiattoli, che non sembrano spaventati dall'uomo.

02/08/2006 (3° GIORNO) - LONG ISLAND (NY) -Long Beach-
Sotto ad un infuocato sole di rame siamo andati a Long Island, precisamente alla famosa spiaggia di Long Beach. Long Island (isola stretta e lunga 193 km, da qui il suo nome) si trova a sud del Queens e di Brooklyn; per raggiungerla, partendo dall'area predestinata di Penn Station, ci sono comodi treni. Mentre si viaggia verso la spiaggia, il treno passa nella periferia newyorkese e si vede un bel panorama fatto di alberi, piccole case e quartieri molto tranquilli. La spiaggia di Long Beach è senz'altro da vedere, lunghissima, composta da sabbia bianca; il mare è ovviamente sempre un po' freddino anche perché è l'Oceano Atlantico del nord. Non ha vegetazione, per cui sarebbe meglio avere un ombrellone per ripararsi dal sole. Vicino alla battigia ci sono sempre gabbiani e uccelli di mare. Con i biglietti del treno, che costano poco, c'è compreso un "ticket" che serve per l'ingresso alla spiaggia.

03/08/2006 (4° GIORNO) - NEW YORK (NY) -Lower Manhattan-
Nel quarto giorno di vacanza ci siamo dedicati alla parte bassa della città, la "Lower Manhattan", a differenza dei giorni precedenti che eravamo più o meno sempre rimasti nella zona centrale ("Midtown"). Come prima tappa, alla mattina, siamo andati in metropolitana nella zona governativa e giuridica di New York City: il Civic Center. Questa zona sorge tra Centre St. e Foley Square; qui abbiamo fotografato i possenti palazzi di giustizia (quello della corte suprema -Supreme Court- e quello della corte -Court House-). Appena di fianco si staglia il bellissimo Municipal Building, palazzo a "torta nuziale" sormontato da un pinnacolo con una statua di rame, sede degli uffici dell'amministrazione comunale. Davanti al Municipal Building si trova la City Hall, vale a dire un edificio bianco che è assai importante per la città di New York poiché è dimora di celebrazioni, manifestazioni e cerimonie, spesso inaugurate dal sindaco. Per contornare la City Hall c'è l'omonimo parco (City Hall Park), anch'esso grazioso, con del piacevole verde, una fontana e comode panchine. Sempre in questa zona si erge il Woolworth Building, grattacielo del 1913 di 60 piani, con una bellezza goticheggiante (riconoscibile per la sua punta di colore verde chiaro). Dopo qualche istante di relax, abbiamo continuato verso il tristemente conosciuto "Ground Zero", ossia l'ex World Trade Center. Quello che appare davanti agli occhi è solo il vuoto... le Torri Gemelle mancano, eccome se mancano... C'è ancora la scritta "World Trade Center", che si limita ad essere una semplice insegna. Dove c'erano le Torri, ora c'è un divisorio di rete metallica, con dei tabelloni e dei pannelli scuri con sopra le foto dell'attentato e la didascalia di quando accadde. Siamo stati qualche minuto in silenzio, osservano quel niente, quella desolazione, quell'alone di morte che la follia umana aveva causato e lasciato accadere. La sensazione che ci avvolti è stata quella di impotenza e mestizia, accompagnata da un profondo nodo alla gola, che si è tramutato in occhi lucidi. Pensare che migliaia di persone innocenti sono morte per colpa delle guerre e dei capricci dei potenti, è qualcosa di raccapricciante, che fa rabbia e fa capire quanto il mondo sia ancora fortemente condizionato dall'ignoranza, dai soldi e dall'apparenza di progresso. Senza più girarci indietro siamo poi tornati verso la vicinissima City Hall, dalla quale seguendo le indicazioni, si arriva al Ponte di Brooklyn (il memorabile Brooklyn Bridge). Scavalcando l'East River, il ponte collega i distretti newyorkesi di Manhattan e di Brooklyn. E' sorretto da due grossi piloni in granito con doppia arcata neogotica (alti 89 m), che lo tengono sospeso a circa 40 m sul fiume; il ponte ha una lunghezza di circa 1 km (senza contare le rampe d'accesso) e una larghezza di 26 m. Dal Ponte di Brooklyn si vede un bel panorama, con lo skyline dei grattacieli e il limitrofo Manhattan Bridge. Mentre ci avviavamo verso il centro del ponte, prima dell'inizio del suolo in legno (che è solo per pedoni e biciclette, mentre la parte sottostante è strada in cemento per auto), c'era un sole cocente che rendeva faticosa la camminata sulla salita d'accesso (appena arrivati, c'era per fortuna un signore con un carrellino che vendeva acqua). A New York è cosa comune trovare per strada carrelli, banchetti e furgoncini ambulanti che vendono cibo; oltre al risparmio notevole, si mangiano dei gustosi "hot dog". Parlando di come si mangia, posso dire che a New York si trovano tante tavole calde e self-service dove si comprano alimenti discreti (in molti ci sono anche delle insalate) e si possono tranquillamente evitare i fast food. Nel primo pomeriggio la nostra esplorazione cittadina è continuata nel distretto finanziario. Abbiamo preso la metropolitana e siamo scesi a Wall Street; la metropolitana di New York è abbastanza vecchia, le carrozze sono adeguate ma le stazioni sono deludenti ed alcune fatiscenti (di positivo c'è che in ogni stazione sono presenti macchinette automatiche per i biglietti). Davanti a Wall Street si vede la Trinity Church, chiesa in stile neogotico, con un campanile alto 85 m, che fino al 1860 è stato uno dei punti più alti della città. Oggi invece la chiesa è quasi soffocata dai grattacieli, come per esempio dal The Bank of N.Y., che si eleva all'inizio di Wall Street. Questa via, o meglio tutto questo quartiere finanziario, è sinonimo di azioni, di valori, di frenesia perché è la sede della Borsa più famosa del mondo. La parte più importante, dove tutto si concentra, è la parte finale di Wall Street. Qui si trova la Federal Hall, edificio neoclassico del 1842, con colonne doriche e la statua di George Washington. Di fronte alla Federal Hall, sul lato destro, domina la facciata della Borsa, sempre adornata da una gigantesca bandiera nazionale. E' questo il punto nevralgico dove si giocano i destini delle economie mondiali; si può concretamente respirare un'aria febbrile di attività senza soste, tenendo sempre il filo conduttore della finanza (come si può notare per la statua di bronzo del "Toro", simbolo della Borsa che sale, sulla intersezione con la Broadway). Da Wall Street, a piedi, ci siamo diretti al non lontano Battery Park, dal quale si prende il traghetto per la Statua della Libertà (a Battery Park ho visto volare due bellissime farfalle "Monarca"). La Statua della Libertà (dichiarata dall'UNESCO patrimonio dell'umanità) s'innalza sull'isolotto di Bedloe's (ribattezzato Liberty Island) sull'Hudson River e il suo profilo inizia ad intravedersi già dalle sponde di Battery Park. L'imbarcazione impiega un quarto d'ora per giungervi e credo che, per un turista, sia d'obbligo farci un giro. La statua è alta 46 m, larga poco più di 10 e pesa 2.260 tonnellate; la sua torcia rappresenta il lume della ragione e la tavola che regge nell'altra mano simboleggia la "Dichiarazione di Indipendenza". Fu regalata dai francesi agli americani nel 1886, per celebrare l'alleanza fra i due paesi (Gustave Eiffel, più noto per la torre parigina, creò l'interno della statua). Fu inaugurata nel 1886 con una grandiosa celebrazione. Da allora è uno dei simboli più amati di New York e dell'intero pianeta; dall'isola si vede l'intero skyline della Grande Mela. Tornando verso Battery Park, il traghetto fa tappa nella vicina Ellis Island, dove si può visitare il museo sull'immigrazione (Immigration Museum). In Battery Park si vendono souvenir, dipinti e foto della città; si può notare che nelle immagini che ritraggono lo skyline, spesso sono ancora presenti le Torri Gemelle. Questo fattore fa intendere quanto grande sia l'unione degli americani verso quanto accaduto, per non dimenticare, per rendere il mondo partecipe del fatto che New York vivrà per sempre, per far capire che New York è, e sarà per sempre, la città che non dorme mai.

04/08/2006 (5° GIORNO) - NEW YORK (NY) -Upper Manhattan-
Nel quinto giorno di vacanza ci siamo inoltrati nella zona più a nord di Manhattan, la "Upper Manhattan" e precisamente nella parte degli Heights e di Harlem. A mio avviso questi quartieri sono i più degradati e i più poveri dell'isola di Manhattan, con costanti cantieri aperti che vanno a rilento; dove, al posto dei grattacieli, vi sono edifici bassi e case popolari e al posto di limousine e vetture nuove fiammanti, vi sono auto normalissime. La cittadinanza degli Heights e di Harlem è costituita in una percentuale altissima da popolazione nera, che purtroppo, pensa ancora di vivere ghettizzata (almeno è ciò che mi è sembrato). Con la metropolitana, dalla 33rd St. ci siamo spinti in poco più di venti minuti fino alla 110th St., in pieno Harlem. A piedi abbiamo costeggiato tutta l'estremità nord di Central Park, che proprio qui ha il suo punto di inizio e ci siamo diretti poi in Morningside Heights. In questo luogo il territorio inizia a creare delle ondulazioni e delle asperità rocciose; sopra ad una di queste, si può vedere la bella, quanto misteriosa, Cathedral Church of St. John the Divine. Questa grande chiesa non è mai stata completata, infatti troverete il campanile imbracato con ponteggi e impalcature in ferro (rimane un edificio storico incompiuto). Di fianco alla chiesa c'è una meravigliosa fontana con una statua dall'aspetto austero ed inquietante, che spunta dal parchetto chiamato Children's Sculpture Garden. La statua (della "Fontana della Pace", è questo il suo nome) celebra la vittoria del bene sul male. Dopo aver mangiato un panino in uno dei pochi supermarket aperti, siamo tornati in metro fino all'altro capo di Central Park, quello sud sulla 59th St., dove abbiamo fotografato la rotonda del Columbus Circle, con la scultura cromata del mondo. Tutta la notte abbiamo viaggiato in pullman verso le Cascate del Niagara (le Niagara Falls in Canada). I pullman per queste destinazioni partono dalla stazione Port Authority Bus Terminal, sulla 41st St., praticamente in Times Square.

05/08/2006 (6° GIORNO) - CASCATE DEL NIAGARA (ON) -CANADA-
Il viaggio in bus (con la compagnia "Greyhound") da New York alle Cascate del Niagara canadesi dura quasi nove ore e ferma a: Kirkwood, Syracuse, Buffalo, all'andata e Buffalo, Syracuse, Binghamton, al ritorno. Una volta arrivati a Buffalo bisogna cambiare bus, infatti vi è quello per le Cascate del Niagara statunitensi e quello per le Cascate del Niagara canadesi. Per arrivare a quelle canadesi è necessario superare la frontiera, per cui c'è da fare tutta la trafila di uscire dagli Stati Uniti ed entrare in Canada, con il passaggio alla dogana. Così pure quando si ritorna in U.S.A. c'è di nuovo lo scrupoloso ingresso, con i controlli dei documenti e i riconoscimenti di dovere (non bisogna dimenticare la carta verde che viene data quando si arriva la prima volta in U.S.A. e tanto meno il passaporto). Ovviamente sarebbe più semplice vedere le cascate nel versante americano per evitare tutta questa sequenza, però per chi ha voglia (come ho fatto io), vederle dal lato Canada è tutta un'altra cosa. E' uno degli spettacoli naturali più scenografici della terra. Bellissimo è anche il paesaggio che si incontra appena dopo New York, fino al Canada (mentre si percorre lo stato di New York); è tutto completamente verde, con prati, boschi e incalcolabili spazi naturali. E' un susseguirsi interminabile di vegetazione, con conifere e fitte foreste temperate. Verso il Canada ci sono in prevalenza pini e aceri. Le uniche costruzioni che si vedono nel tragitto, fuori dai territori delle città, sono alcune fattorie. Infatti gli Stati Uniti, in gran parte, sono strutturati differentemente rispetto a noi; le sporadiche zone abitate si concentrano ove sono presenti le città, al di fuori il costruito e i paesi sono rari e radi. Durante il viaggio di ritorno, qualche ora prima di fare rientro a New York, siamo passati verso il tramonto nella Valle dell'Hudson, dove spiccavano suggestivi panorami collinosi e vaste distese di flora incredibilmente rigogliosa. Per il diario di viaggio completo delle Cascate del Niagara demando alla pagina del Canada: diario Ontario

06/08/2006 (7° GIORNO) - NEW YORK (NY) -Midtown nord e Village-
Ci siamo incamminati lungo Park Avenue e Madison Avenue per fotografare gli ultimi grattacieli che non avevamo ancora visto: il The Bank of New York (in Park Avenue, all'incrocio con la 57th St.), il MetLife Building (in Park Avenue), l'IBM Building (in Madison Avenue, all'incrocio con la 57th St.), il Sony Building (in Madison Avenue, all'incrocio con la 56th St.) e il 535 Madison Building (in Madison Avenue); senza tralasciare altri palazzi e grattacieli sulla ordinata Lexington Avenue. Ritornando sulla Fifth Avenue, ci siamo diretti al MoMA, vale a dire il Museum of Modern Art, che sorge sulla 53rd St. (sul lato sinistro di Fifth Avenue se si sta andando verso Central Park). Il MoMA, con il suo futuristico edificio cubico in vetro, è ricco di opere d'arte moderna, fra cui collezioni di dipinti di Picasso (come ad esempio "Les Demoiselles d'Avignon"), Dalí (come ad esempio "La persistenza della memoria"), Gauguin, Van Gogh (come ad esempio "Notte stellata"), Monet (come ad esempio le "Ninfee") e moltissimi altri. Il prezzo del MoMA, a partire dall'estate del 2006, è cresciuto fino a 20 Dollari a persona. All'ora di pranzo siamo andati in metropolitana fino a Little Italy, che è un famoso sobborgo di New York insieme a quello di China Town. Little Italy si concentra lungo Mulberry St., è composto da isolati colorati con il tricolore (carichi di festoni e nastri), dove ogni cosa è rigorosamente italiana ed è formato in prevalenza da ristoranti. In uno di questi abbiamo pranzato, spendendo una cifra abbordabile. Ci siamo poi inoltrati nel quartiere di SoHo, dove la caratteristica è di avere edifici in ghisa con le scale antincendio esterne; in questa zona ci sono dei graziosi negozi. Sempre a piedi, siamo poi giunti nel Greenwich Village, dove ci siamo fermati in Washington Square Park. Tale parco, chiuso al traffico negli anni '60, è il ritrovo per gli studenti universitari; la New York University è vicinissima. Washington Square Park cattura l'attenzione grazie al suo arco (Washington Arch), alla statua dedicata a Giuseppe Garibaldi e alla presenza costante di artisti di strada.

07/08/2006 (8° GIORNO) - VIAGGIO NEW YORK/WASHINGTON e WASHINGTON (DC)
Alla mattina presto abbiamo lasciato New York e siamo partiti da Penn Station alla volta di Washington. Mentre percorrevamo per l'ultima volta la 34th St. (da cui si accede alla stazione), mi ha prevalso un sentimento di nostalgia, mi dispiaceva andar via dalla Grande Mela. Con New York avevo instaurato un rapporto di famigliarità, che sembrerebbe impossibile date le grandi proporzioni della città; invece la cosa è diversa, passeggiare fra i grattacieli, per le sue strade, dà una sensazione piacevole, ti fa sentire vivo e quando ci sei dentro sembra più piccola di quanto si possa immaginare. Dopo tre ore e mezza di treno, con "Amtrak" che ha treni comodissimi, siamo arrivati nella capitale degli Stati Uniti. Le fermate del treno intermedie sono: Newark, Filadelfia, Wilmington e Baltimora. Washington fa parte del mini stato del District of Columbia e ha una popolazione di circa 560.000 abitanti. Washington è la capitale perché è la sede di tutti gli apparati governativi, legislativi e degli organi di stato; il colore predominante degli edifici è il bianco. Il nostro giro turistico è iniziato appena fuori dalla stazione (Union Station), dove si trova il monumento con la fontana a Cristoforo Colombo (alle spalle c'è una grossa campana). Da qui si imbocca un viale alberato che porta direttamente al Campidoglio e alle zone più interessanti. Prima del Campidoglio ci sono altri palazzi governativi, tutti con uno stile regale ed elegante, come il Russell Senate Building. Il Capidoglio (Capitol) si erge nella sua grandiosità davanti ad un immenso e meraviglioso parco. La sua costruzione risale al 1790, ma venne bruciato dagli inglesi. Fu ricostruito tra il 1817 e il 1819, le due ali della Camera e del Senato furono aggiunte nel 1857, la svettante cupola metallica nel 1863 e la facciata orientale intorno al 1950, perciò l'attuale edificio è grande più del doppio rispetto all'originale. Davanti al Capidoglio si stende il Washington Mall (o National Mall), ossia un lunghissimo prato verde rettangolare dove sorgono strepitosi monumenti. Il Mall è osservabile in tutta la sua bellezza dalla balconata davanti al Campidoglio, oppure dalla vicina Reflecting Pool, vale a dire la grossa fontana con il gruppo di statue dell'Ulysses S. Grant Memorial (in ricordo del Presidente degli Stati Uniti Ulysses S. Grant e degli americani in guerra). Fra i monumenti da ricordare e vedere del National Mall ci sono (oltre a quello già citato): il Washington Monument (il grande e possente obelisco bianco, alto 169 m, costruito in onore di George Washington) e il Lincoln Memorial (che si vede spuntare dietro all'obelisco ed è formato da un edificio fatto a colonnati in onore di Abraham Lincoln). Nella zona del Washington Monument c'è la Casa Bianca (White House), dimora del Presidente degli Stati Uniti in carica. Essa ha due facciate, entrambe famose ed è rigorosamente di colore bianco. L'ala che interseca Pennsylvania Ave. è fornita di un passaggio pedonale davanti ai cancelli. Dal treno, mentre partivamo per Miami, abbiamo visto il Jefferson Memorial, adagiato sulle rive del Tidal Basin (bacino del Potomac River). Questo edificio è caratterizzato da una cupola rotonda e da colonnati; è anch'esso bianco. L'impressione che mi ha dato Washington è stata senz'altro favorevole, di una città a misura d'uomo. Nonostante i monumenti siano per lo più commemorativi di tante guerre, la città è quieta e pacifica; ma questa antitesi è valida solo dal punto di vista ambientale perché le guerre e la violenza non le può cancellare nessuno dalla storia.

08/08/2005 (9° GIORNO) - VIAGGIO WASHINGTON/MIAMI e MIAMI (FL)
Dalle 19:30 del 07/08, fino alle 19:30 del 08/08, abbiamo viaggiato in treno per raggiungere Miami. Le fermate intermedie del treno sono: Alexandria, Richmond, Rocky Mount, Raleigh, Columbia, Savannah, Jacksonville, Orlando, Kissimmee, West Palm Beach, Deerfield Beach, Fort Lauderdale e Hollywood (oltrepassando gli stati di Virginia, North Carolina, South Carolina, Georgia e l'intera Florida). Le ventiquattro ore di treno da Washington a Miami sono trascorse piuttosto lente, colpevole anche la micidiale aria condizionata dei treni Amtrak (che hanno di positivo il fatto di essere veramente comodi). La durata totale del percorso da New York a Miami è di ventisette ore abbondanti. Durante il viaggio, scendendo verso la Florida, la vegetazione passa da temperata a subtropicale ed infine diventa tropicale. In Florida la flora è molto folta, con pini marittimi, palme e una quantità impressionante di piante tropicali. Si vedono alberi con la corteccia e le fronde che pendono (le liane) e un verde fantastico, che varia in continuazione e non finisce mai. La vegetazione della Florida è qualcosa di speciale: foreste e giungle separate solo da prati e corsi d'acqua. Il termine Florida (che significa fiorita) si addice a pennello. Appena arrivati all'Amtrak Station di Miami, ci siamo fatti portare con un taxi a Miami Beach, dove abbiamo trascorso una notte in un albergo sulla Washington Avenue. Per città di Miami si intende quel tutt'uno tra Downtown Miami (la città vera e propria), i quartieri periferici e le spiagge (Miami Beach, Key Biscayne e le altre più piccole). Il nome effettivo è per questa ragione: Greater Miami and the Beaches. La prima porzione di Miami che abbiamo visto è stata una Miami al tramonto, con i suoi grattacieli che si rispecchiavano in mare, mentre solcavamo le sue superstrade. Prima di arrivare all'hotel, siamo passati davanti al Memoriale dell'Olocausto, ossia una grossa statua in bronzo di un braccio, dove vi sono attaccati tanti piccoli uomini, che rappresentano i prigionieri dei campi di concentramento (a Miami vive infatti una delle più grandi comunità al mondo di sopravvissuti all'Olocausto). L'hotel era in una traversa di Washington Avenue, sull'Espanola Way, dove abbiamo cenato in un ristorante messicano. Devo dire che i ristoranti, i bar e qualsiasi altro punto alimentare sono carissimi; a Miami è quasi proibitivo mangiare fuori, non c'è una giusta proporzioni, ti fregano con le mance e l'unica soluzione è quella di comprare nei supermercati aperti tutto il giorno e tutta la notte.

09/08/2006 (10° GIORNO) - MIAMI (FL) -MIAMI BEACH-
Nella mattina ci siamo spostati di hotel, abbiamo raggiunto quello che avevamo prenotato dall'Italia, che si trovava nel cuore di Miami Beach (South Beach) sulla Collins Avenue. South Beach è la zona più mondana non solo di Miami Beach, ma dell'intera Miami. Si vedono sfrecciare auto di lusso, potenti macchine sportive, il tutto avviluppato da una sobrietà tipica dei luoghi vacanze (lato negativo: che è diventato un ambiente in cui si ostenta la ricchezza). Come primo giorno ci siamo mossi tra le vie principali di Miami Beach, ossia la Washington Avenue, la Collins Avenue e Ocean Drive. La prima e la seconda sono molte lunghe e arrivano praticamente fino alla fine del distretto di Miami Beach, mentre Ocean Drive è molto più corta, ma nello stesso tempo anche più rinomata. Washington Avenue è caratterizzata da svariati negozi (alcuni eccentrici e con merce strana), catene alimentari e qualche hotel; Collins Avenue è il fulcro degli hotel di lusso (come il Loews, il St. Moritz, il Delano, ecc...), è la strada dove si iniziano ad intravedere le costruzioni dai colori pastello che tanto pubblicizzano Miami all'estero; Ocean Drive è invece il vero nucleo di Miami Beach, è il quartiere Art Deco (in lingua originale scritto Art Déco), dove case e hotel sono verniciati con delicati colori che passano dal rosa, al giallo, all'azzurro, al bianco e così via. Intorno ad Ocean Drive si incentra la zona chiamata South Beach, quella più prestigiosa di tutta Miami, con lunghe spiagge e gente alla moda. L'Art Deco District di South Beach rappresenta una tendenza che invase il mondo a partire dal 1925 e nacque a Parigi. Le sue linee guida sono palazzi dalle forme particolari e dai colori vivaci, tenendo sempre uno stile aerodinamico. Contaminato dalle tendenze caraibiche della Florida, è nato il "tropical deco", ossia l'art deco di Miami Beach. Di sera l'Art Deco District è illuminato dalle luci al neon, che regalano alle strade un aspetto allegro e vacanziero. In Ocean Drive si vedono uno dopo l'altro tutti i celebri hotel in stile art deco, come: il Cardozo, il Leslie, il Colony e così via. Il Colony è forse il più famoso, anche perché vi furono girate, negli anni '80, alcune scene del film "Scarface" con Al Pacino. Ocean Drive, oltre a possedere questi hotel e questi edifici colorati, è anche il passeggio della sera, è l'epicentro di mondanità; infatti per l'ora di cena tutti questi posti diventano ristoranti e bar con tavolini all'aperto e per le ore più tarde si trasformano in locali notturni. Dal lato opposto rispetto agli hotel, Ocean Drive è costeggiata da Lummus Park, un bellissimo parco verde con palme, fiori e alberi tropicali. Di Ocean Drive c'è anche da ricordare la Casa di Versace (Amsterdam Palace), divenuta ormai un monumento da visitare dopo che lo stilista venne assassinato proprio davanti ad essa nel 1997. Ovviamente a Miami Beach c'è soprattutto la spiaggia, che è chilometrica e gigante. E' composta da sabbia chiara e c'è posto per tutti poiché è libera; vi sono sdraio a pagamento e si notano le torrette colorate dei bagnini che sorvegliano le persone con sguardo protettivo. Ogni dieci metri c'è un bidone per buttare i rifiuti ma, malgrado ciò, c'è sempre qualche incivile che sporca. E' affollata tutto l'anno poiché Miami è in fascia tropicale con estate che va dall'1 gennaio al 31 dicembre. Il mare è bello (con acque calde e di un verde smeraldo), ma non trascendentale ed è spesso rovinato da qualche alga. A Miami Beach è anche rinomato il lungomare, che si estende parallelo a buona parte di Collins Avenue e Ocean Drive. E' formato da piastrelle di pavé bianche e rosa ed è ben curato, con aiuole, palme a volontà e splendide piante; è il centro nevralgico della vita rilassata di vacanza che si conduce a Miami Beach. Qui si vedono transitare tutte le persone che soggiornano a Miami e che fanno vita di mare; dal lungomare ci sono anche svariati ingressi alla spiaggia. Miami Beach, come del resto un po' tutta Miami, è un giardino tropicale; ovunque c'è del verde e ci sono dei fiori. Ciò che colpisce è il fatto che i giardini delle abitazioni sono vegetazione naturale, non seminata dall'uomo, ma semplicemente adattata come decorazione, tenuta bene e ordinata. La zona di Miami Beach vicina al mare è costituita solo ed esclusivamente da hotel; la zona invece più centrale è formata da tranquilli quartieri con bellissime casette in stile tropicale, ognuna attorniata da angoli verdi. Consiglio un giro in Meridian Avenue (via alberata) e nelle vie limitrofe (dalla 6th St. alla 17th St.) per rendersi conto della bellezza e della serenità di Miami Beach. Sempre nella parte centrale di Miami Beach, sulla 5th Street, c'è un palazzo multicolore che va sicuramente fotografato. Miami Beach è anche attraversata da un canale fluviale, sulle cui sponde sorgono villette e punti d'attracco per barche (qui abbiamo veduto un'iguana dal colore verdastro).

10/08/2006 (11° GIORNO) - MIAMI (FL) -DOWNTOWN MIAMI-
Con il bus urbano siamo andati a visitare la città di Miami vera e propria, la Downtown Miami, ossia il centro di Miami. Per spostarsi sia in Miami Beach che in Downtown Miami, il mezzo più efficace è il bus, con orari regolari e prezzi bassi (sconsiglio ovviamente il taxi). Miami Beach è collegata al resto di Miami tramite dei lunghi ed imponenti ponti, sempre congestionati dal traffico (hanno però diverse corsie, di modo da smaltire il gran numero di veicoli). I ponti solcano il mare e, mentre si percorre la strada verso Downtown Miami, si vede: il grande porto di Miami sulla sinistra (uno dei più vasti al mondo) e le isolette con le ville dei miliardari sulla destra (queste fantastiche ville sono proprietà di molte stelle dello spettacolo e sono predilette per le inquadrature cinematografiche). Downtown Miami, oltre ad avere strade ed autostrade che si attorcigliano e cantieri aperti, ha anche alcune cose di rilievo. Il primo monumento degno di nota (se si proviene dalla stazione dei bus verso il centro) è la Torre della Libertà, colorata di giallino. Poi si trova l'area College/Bayside con il Miami Dade College e il Bayside Marketplace (mercato coperto, con l'attiguo porticciolo, dove c'è ogni sorta di negozietto e si vende di tutto; da vedere l'albero di Bayside, il Bayside Banyan Tree, un gigantesco "Ficus benghalensis"). Vicino al Marketplace c'è il Bayfront Park, parco verdeggiante e pulito, con vista sul mare. Da questo punto in poi iniziano i grattacieli della "città bassa", che si elevano partendo dalla 1st Street e da Chopin Plaza (tali grattacieli formano il complesso del Miami Center, fra di essi spiccano il Citigroup e il Wachovia Financial Center). Suddetti grattacieli sono tutti o quasi composti da banche, uffici finanziari, uffici in genere e negozi. Vicino al Miami Center c'è il Miami River (il fiume che passa per Miami), sempre contornato da alti palazzi moderni. Il centro di Miami gira intorno alla 1st St., alla 2nd St. e alle loro rispettive intersezioni. Gironzolando in queste vie si possono osservare: la Bank of America Tower (grattacielo tondeggiante), il Gusman Center con il variopinto Olympia Theater e la Chiesa del Gesù (edificio religioso del 1922 in stile coloniale). Come mezzo di trasporto c'è il Metromover, con i binari posti su sopraelevate in cemento.

11/08/2006 (12° GIORNO) - EVERGLADES (FL)
Di mattino siamo andati alle Everglades, partendo con il pullman dal nostro hotel (tutti gli hotel di Miami Beach organizzano questa escursione). Le Everglades (dichiarate dall'UNESCO patrimonio dell'umanità) sono le estese paludi che occupano l'entroterra dalla Florida meridionale; hanno una vegetazione meravigliosa e una varietà di flora e fauna eccezionale. Alcune specie di piante e uccelli vivono solo alle Everglades e non sono rintracciabili in altre zone della terra. Per visitare le Everglades ci sono tanti piccoli parchi, dai quali si parte con gli "airboat" (imbarcazioni con elica di aereo) alla scoperta di questo straordinario ecosistema. Si solcano le acque paludose con il vento tra i capelli e sembra di volare. Si notano ninfee, erbe, arbusti, alberi tropicali (ad esempio le mangrovie e i cipressi delle paludi), stagni (con steli e canne che sporgono dagli acquitrini), avifauna (ad esempio gli aironi e gli ibis) e pesci, ma soprattutto gli alligatori americani. Gli alligatori si possono vedere sia allo stato brado che nei serragli. Il parco in cui siamo andati si chiama Gator Park. Da Miami il tragitto dura un'ora circa in auto.

12/08/2006 (13° GIORNO) - MIAMI (FL) -HAULOVER BEACH-
Haulover Beach (Haulover Park Beach) è una splendida spiaggia situata in una lingua di terra a nord di Miami Beach e fa parte di Miami (mezz'ora di bus da South Beach). La spiaggia, fatta di sabbia bianca, è un parco nazionale come tutte le migliori della Florida (da qui il nome Haulover Park Beach). I parchi nazionali in Florida sono spesso aperti a tutti e non si paga alcun ingresso (la spiaggia di Haulover è infatti libera). E' localizzata dopo Bal Harbour (quartiere residenziale) ed è raggiungibile attraversando la statale. E' senz'altro meno turistica e conosciuta di Miami Beach ed è per questo molto più bella. Ha un mare placido prettamente caraibico, con colori che oscillano tra il celeste e il verde chiaro (si possono incrociare pesci esotici) ed è stata risparmiata dall'urbanizzazione dei palazzoni. Dall'altro lato rispetto alla spiaggia si trova un grande posteggio per auto, reso ombroso da slanciati palmizi. La strada scorre in mezzo tra la spiaggia e il parcheggio; di fianco al parcheggio vi sono un paio di ristoranti, una laguna e un porticciolo, dove si vedono pellicani e pappagallini colorati. Questo ambiente è quieto e tropicale; si può vedere la vera Florida, quella della pace, della pesca e del sole. Ad Haulover Beach abbiamo trascorso metà giornata.

13/08/2006 (14° GIORNO) - MIAMI (FL) -KEY BISCAYNE-
Key Biscayne è la seconda (dopo Virginia Key) delle isole "Keys" (che si protraggono quasi fino a Cuba, terminando con Key West) e fa parte ancora della città di Miami. Per raggiungerla abbiamo preso il bus da Downtown Miami (perché da Miami Beach non ci sono i bus diretti per Key Biscayne). A Key Biscayne si arriva transitando e superando una serie di ponti, posti appena dopo il confine del centro di Miami; dai ponti si vede benissimo lo skyline della città. Biscayne è un'isola piuttosto selvaggia con una vegetazione rigogliosissima, ma il bello finisce qui. Il mare è infatti torbido e forma risacche, anzi è una risacca unica di acqua algosa; malgrado ciò tanta gente fa il bagno. Mi pareva addirittura che facesse più caldo rispetto a Miami Beach. A Key Biscayne vi sono due parchi nazionali, uno con libero ingresso e l'altro a pagamento. Quello gratuito è il Crandon Park, nella parte nord e quello a pagamento è il Bill Baggs Cape Florida State Park, nella parte sud (parco statale dove c'è un faro nell'estremità meridionale). Noi siamo stati ovviamente al Crandon Park, che risulta essere costituito da una spiaggia e da un'area per il picnic libero (idea furba che in Italia probabilmente non arriverà mai). Come ho già detto la vegetazione è bellissima e arricchisce la spiaggia con sontuose palme ma il mare è brutto. Pensate che un cartello, appena prima di entrare a Key Biscayne, dice "Welcome to... Island Paradise"... ma io credo che di paradisiaco abbia ben poco.

14-15/08/2006 (15° e 16° GIORNO) - MIAMI (FL) -MIAMI BEACH-
Gli ultimi due giorni li abbiamo tenuti come riposo assoluto a South Beach in Miami Beach (tra bagni nella piscina dell'hotel e in mare). Il pomeriggio del giorno "14 agosto" è stato caratterizzato da un violentissimo temporale. E' stato incredibile, nel senso che da un momento all'altro il tempo è cambiato da soleggiato a pioggia torrenziale. Nella sera del "15 agosto" abbiamo cenato in Lincoln Road, altra via importante di Miami Beach (che incrocia Washington Avenue), piena di ristoranti, negozi e intrattenimenti.

16/08/2006 (17° GIORNO) - VIAGGIO DI RITORNO
Il giorno "16 agosto" siamo stati portati con un taxi collettivo all'aeroporto di Miami, da cui siamo partiti per l'Italia. Nel viaggio abbiamo sorvolato le Bahamas e visto un tramonto magnifico ed emozionante, con il cielo che sembrava incendiarsi di viola. Questo però non leniva il malumore di dover rientrare dalle vacanze. Il giorno "17 agosto", alle 7:30 puntuali, siamo atterrati a Milano Malpensa; appena il carrello dell'aereo (Boeing 767 di "Alitalia") ha toccato terra, ci ha dato il "maltornato" una lugubre giornata autunnale con termometro sui 15 gradi. In pochi istanti siamo tornati bruscamente alla realtà e i tenui colori di Miami erano già diventati un ricordo lontano.
Goodbye America!    Localizzazione viaggio

U.S.A., diario di viaggio della East Coast
 
FOTO NEW YORK
(Midtown, parte centro-sud)
Foto di New York

FOTO NEW YORK
(Midtown, parte centro-nord)
Foto di New York

FOTO NEW YORK
(Lower Manhattan)
Foto di New York

FOTO NEW YORK
(Upper Manhattan)
Foto di New York

FOTO LONG ISLAND
(Long Beach)
Foto di Long Island (Long Beach)

FOTO WASHINGTON
Foto di Washington

FOTO MIAMI
(Miami Beach)
Foto di Miami (Miami Beach)

FOTO MIAMI
(Downtown Miami)
Foto di Miami (Downtown Miami)

FOTO EVERGLADES
Foto delle Everglades

FOTO MIAMI
(Haulover Beach)
Foto di Miami (Haulover Beach)

FOTO MIAMI
(Key Biscayne)
Foto di Miami (Key Biscayne)

DIARIO CANADA
(Ontario)
Diario del Canada (Ontario)


TUTTE LE FOTO:



MAPPE E CARTINE:



SOGGIORNO IN:



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NOTE POLITICHE E
GEOGRAFICHE DEGLI U.S.A.













MEZZI UTILIZZATI:

aerei "Alitalia"
pullman "Greyhound"
treni "Amtrak"


-GIUDIZIO PERSONALE-

- Le città sono moderne
e funzionali
(-New York, voto: 8,5
- Washington, voto: 7,5
- Miami, voto: 7
).
- New York, Washington
e Miami mi sono sembrate
città che di delinquenza
non ne hanno; almeno
nelle vie centrali è
senz'altro inferiore
rispetto a noi
(sicurezza, voto: 8).
- Le persone, soprattutto
a New York, mi sono
sembrate gentili,
cordiali e simpatiche
(gente, voto: 8).
- Le campagne fuori
dalle città e nei
dintorni sono
immense e solitarie,
molto rigogliose
(natura fuori dalle
città, voto: 8
).
- Il cibo in generale
in America non è il
massimo (cibo in
genere, voto: 6
).
- A Miami la vita
è troppo cara,
soprattutto per
quello che concerne
il mangiare e il
bere (ristorazioni a
Miami, voto: 4
).
- Le spiagge di Miami
non sono male (spiagge
di Miami, voto: 6,5
).
- Miami Beach è
un giardino tropicale
(Miami Beach, voto 7,5).
- Le Everglades sono
un ecosistema
che non si può
assolutamente tralasciare
(Everglades, voto: 9).
- La vegetazione della
Florida è qualcosa
di meraviglioso,
così variegata e
dalle forme sinuose
(vegetazione della
Florida, voto: 10
).
- I trasporti sono
efficienti, non si
sgarra con gli
orari sia di pullman
che di treni
(trasporti in
U.S.A., voto: 8
).
- I treni in particolar
modo sono ottimi
(treni, voto: 9).
- La metropolitana di
New York un po' mi
ha deluso, avendo
stazioni vecchie
e non adatte
(metropolitana di
New York, voto: 5
).
- A Miami i bus
cittadini sono
frequenti e puntuali
(bus di Miami, voto: 8).


-CONSIDERAZIONI
PARTICOLARI
-


NEW YORK è la città
verticale, più alta
che lunga e si
sta sempre con
gli occhi all'insù.
New York è la megalopoli
per antonomasia,
ma paradossalmente
non si prova
il disagio di essere
in un'inquinata e fredda
città, bensì entra
subito nella routine
della famigliarità grazie
anche alla cordialità
dei newyorkesi.
Manhattan è l'isola
del lavoro: qui
ogni persona trova un
impiego o un'adatta
occupazione, qui
la vita non si
ferma mai e c'è
sempre qualcosa
da fare, basti
vedere che la
maggior parte
dei grattacieli e
dei condomini sono
o uffici, o strutture
ed enti lavorativi.
New York è la numero
uno sotto qualsiasi
aspetto: dal campo
della moda, a quello
dello spettacolo...
dai negozi, ai
teatri... passando dai
divertimenti, all'economia
mondiale, in un crescendo
di luci e colori propri
della "Grande Mela".

WASHINGTON è la
capitale degli
Stati Uniti e malgrado
i candidi colori
dei suoi monumenti,
dietro ad essi
si celano le
verità sanguinose
di troppe ed
inutili guerre.
Un gioco di parole
americano la chiama
anche "Capitol City"
poiché è la città
del Campidoglio
oltre ad essere
la capitale federale.

MIAMI è la metropoli
tropicale; vezzeggiata
dal suo clima e
dalle sue belle spiagge,
è ben lontana
dalla delinquenza che
l'aveva tristemente
afflitta negli
anni '80. Miami è il
cuore battente del
sud della Florida...
Facendo pochi
chilometri, si
raggiungono paradisi
naturali incontaminati
ed ecosistemi unici
al mondo. E' la città
del sole (da qui il
soprannome "Sunshine
State" della Florida),
la meno americana
d'America, dove
la cultura ispanica
è più forte di
quella statunitense.
E' sostanzialmente
e, in poche parole, il
punto di congiunzione
delle Americhe.


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-NEW YORK
-DISTRICT OF COLUMBIA
-FLORIDA


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-NEW YORK
(MIDTOWN SUD
e NORD)
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